Gruppo di lavoro sui Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza in Italia (CPTA)
Costituitosi nell’autunno del 2003, il Gruppo di Lavoro sui Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza in Italia rappresenta una nuova entità promossa da alcuni parlamentari – in particolare, da senatori della componente di minoranza della Commissione Diritti Umani del Senato e da deputati da tempo impegnati in attività di controllo dei CPTA - e da un gruppo selezionato di realtà della società civile da tempo attive sul tema dell’immigrazione. L’obiettivo principale, oltre al continuo scambio di esperienze operative su quanto avviene all’interno dei centri di permanenza temporanea, è quello di impostare e condurre un’analisi metodologicamente coerente sui centri, per monitorare la gestione di questi luoghi perlopiù sconosciuti all’opinione pubblica italiana, tenendo conto delle esperienze maturate in Europa e in altri paesi del mondo. Contestualmente, il Gruppo di Lavoro punta alla ricerca politica sulle alternative alla detenzione amministrativa, nella convinzione che l’approccio punitivo e detentivo non sia solo gravemente lesivo dello Stato di diritto, ma anche inefficace sotto il profilo della lotta alla clandestinità.
Il Gruppo di Lavoro raccoglie realtà come Medici Senza Frontiere (MSF), il Consorzio Italiano di Solidarietà (ICS), il Tavolo Migranti, il Teatro di Nascosto, l’Associazione di Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi), il Comitato per la Promozione e Protezione dei Diritti Umani, i Missionari Comboniani, le Missionarie della Consolata, l’Arci, oltre ad esperti nel campo della protezione legale di cittadini stranieri. I promotori in seno al Parlamento sono il Senatore Francesco Martone, la Senatrice Tana de Zulueta, il Senatore Nuccio Iovene, la Senatrice Patrizia Toia: le adesione istituzionali si sono estese nel tempo ad un numero più consistente di parlamentari appartenenti a vari gruppi politici della Camera dei Deputati e del Senato.
Una delle più importanti realizzazioni del Gruppo di Lavoro sarà la messa a punto di un Libro Bianco sulla gestione dei CPTA in Italia, che sarà presentato alla stampa ed al mondo politico in Italia ed in Europa nei prossimi mesi. Il Gruppo di Lavoro intende infatti rilanciare il dibattito sull’immigrazione sulla base di una disamina accurata ed attendibile delle situazioni che il fenomeno determina nel nostro paese ed in Europa, ritenendo necessario riconsiderare la questione anche alla luce del nuovo contesto geopolitico mondiale.
Per ulteriori informazioni:
Nicoletta Dentico, Coordinatrice Libro Bianco – cell. 338.53 468 53 - E-mail: nicolettadentico@libero.it
Maurizio Gressi, Comitato Diritti Umani – cell. 338.24 78 680 - E-mail: m.gressi@senato.it
Discussione e reiezione della mozione n. 280 (testo 2) sui centri temporanei di accoglienza per immigrati (Procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento) ...
il rapporto di medici senza frontiere msf
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Denuncia di Medici Senza Frontiere Espulsione "illegale" per 38 richiedenti asilo sudanesi, etiopi ed eritrei Roma, 10 giugno 2004 - Almeno 38 cittadini africani sbarcati a Lampedusa lo scorso 2 giugno hanno ricevuto un decreto di espulsione dall'Italia in violazione delle norme sulla richiesta di asilo. Tredici persone provenienti dal Darfur (regione occidentale del Sudan dove è in corso quella che l'ONU ha definito la più grave emergenza umanitaria del momento) e 25 tra etiopi ed eritrei sono arrivati da 2 giorni a Roma, presso il così detto "hotel Africa": 3 capannoni vicino alla stazione Tiburtina dove vivono, in condizioni precarie, circa 500 richiedenti asilo. Medici Senza Frontiere (MSF) - che dall'anno scorso anno lavora a Tiburtina offrendo alle persone che vi abitano assistenza sanitaria e legale – ha raccolto testimonianze sul trattamento ricevuto dai nuovi arrivati: sbarcati a Lampedusa lo scorso 2 giugno i cittadini africani sono stati trasferiti alla Questura di Crotone dove hanno immediatamente ricevuto un decreto di espulsione che li obbliga a lasciare il Paese entro 5 giorni. "Ci trattavano come prigionieri. Ci hanno spogliati e fatti stare nudi in piedi per essere perquisiti", racconta Mohammed, fuggito dal Darfur due mesi fa. Tutti gli africani sentiti da MSF hanno dichiarato di essere venuti in Italia per presentare richiesta d'asilo. Un diritto garantito dalle Convenzioni internazionali, dalla Costituzione e dalla legge italiana ma che è stato loro negato con una frettolosa espulsione. A nessuno di loro sono state illustrate le procedure per la richiesta d'asilo e nessuno ha potuto beneficiare della presenza di un mediatore culturale così come previsto dalla legge italiana. "Ci hanno dato un foglio di carta che siamo stati obbligati a firmare anche se non era scritto nella nostra lingua e nessuno ci ha spiegato di cosa si trattasse", prosegue Mohammed, "Solo dopo abbiamo saputo che si trattava del decreto di espulsione". "Medici Senza Frontiere", spiega il capo-missione Loris De Filippi "sta provvedendo a presentare i ricorsi presso la prefettura competente per bloccare i decreti di espulsione e offrirà a queste persone, in fuga da situazioni che le Nazioni Unite definiscono catastrofiche, l'assistenza legale necessaria per accedere alla procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato. E' gravissimo", aggiunge De Filippi "che in un Paese del G8 come l'Italia venga negato un diritto umano fondamentale come quello della protezione per i rifugiati. Questo episodio conferma ancora una volta che la politica italiana in materia di immigrazione e diritto d'asilo è gravemente carente e lesiva dei diritti delle persone che cercano rifugio nel nostro Paese". Costringere le persone a tornare nei loro paesi dove le loro vite sarebbero messe gravemente in pericolo rappresenta una violazione dei diritti umani. "E' paradossale che le persone che scappano da quella che l'Onu definisce la più grave emergenza umanitaria in corso, il conflitto del Darfur, dove 1milione di persone ha abbandonato i propri villaggi e 130.000 rifugiati sono fuggiti in Ciad, non possano accedere ad un diritto umano fondamentale. E' difficile immaginare allora chi possa farlo", dichiara Loris De Filippi. La tendenza del Ministero dell'Interno ad impedire l'ingresso di organizzazioni non governative all'interno dei centri d'identificazione determina l'impossibilità di verificare possibili infrazioni o violazioni del diritto d'asilo. MSF ricorda come l'Italia sia ancora l'unico paese della Comunità Europea a non avere una legge organica sul diritto d'asilo.
Per ulteriori informazioni: Ufficio stampa: Tel. 06.44.86.921 - Cell. 335.848.97.61
Sergio Cecchini Information officer Medici Senza Frontiere - MSF Via Volturno, 58 - 00185 Roma Tel.: +39 06.44.86.921 - Fax: +39 06.44.86.92.20 www.medicisenzafrontiere.it E-mail: ufficiostampa@msf.it
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LE STORIE:
Mohammed (22)
“I am a student from Kornoi in Darfur, Sudan. I am Zaghawa. I left my hometown two months ago because of the war. Kornoi was bombed during two days; it was like a big earthquake. There were fires everywhere. All around were dead bodies of people and animals. My mother and two brothers died in the bombing. I was bleeding from my head.
I walked to Tine on the Sudanese side of the border. Local people treated my wounds, but they were not doctors or nurses. Some people took me in their car to Lybia because I was wounded. I stayed in Lybia 53 days, working in the fields for having some pocket money. All people from Darfur in Lybia collected money for me so I could go to Europe.
We were with 68 people in a small boat, not only Sudanese. Everybody had to crouch down, we could not sit normally. The boat trip took three days and two nights. We only had a little water and no food at all. The motor of the boat broke down, a police boat pulled us for a couple of hours and then we were picked up by another police boat. That is how we got to the police station (NOTE: Mohammed refers to the reception centre as “police station”) on Lampedusa.
We were treated like prisoners. They took our belts, shoelaces and watches and I never got my possessions back. They made us stand naked to check us, but it was not a medical check. They gave us a shirt, underpants and shampoo in a coffee cup. Because nobody explained anything in Arabic, some people who were feeling ill thought the shampoo was medicine and drank it. I too drank the shampoo. Then we could take a shower; the water was very, very cold.
I arrived in the police station at 3pm and they only gave us some food at 7pm. We got a liter of water per four people. We also got some pasta and a piece of meat, but because we did not know what kind of meat it was nobody touched it, fearing it might be pork.
We stayed in Lampedusa for three days. We had to sleep on the floors. Nobody gave us any information, there was no interpreter and there was no medical care. They made us stand in line often, for up to an hour, so we could be counted. Twice they woke us in the middle of the night and lined us up for a head count.
After three days they put us on a plane. Again, nobody explained anything. They took us to a centre in Crotone. We got no breakfast before the trip and only gave us some food at 4pm. They took our fingerprints in a rough way. We were given papers (NOTE: in Italian) that we had to sign, again without any explanation. Nobody asked me any questions, nobody gave me any information. At eight they gave us train tickets and brought us to the station; I went to Rome.
I cannot go back to my country because of the war. Also, my family was killed and our house was destroyed.”
NOTE: I have seen the papers Mohammed signed, they are expulsion orders. Name and date on the papers are consistent with his story (Erwin).
Haysam (18)
“I am from a village called Disa, not far from Kutum, in Darfur, Sudan. I am Zaghawa. I was living with my parents and two brothers and I was studying.
On 2 November, 2003, my village was attacked. My father and both brothers were killed in the bombardments. My mother was still alive but I had to run to save myself. With four people we started running, but one was a 12-year-old boy who was too slow so we had to leave him behind. After one day and nine hours we reached Tine, where we crossed the wadi into Chad.
There was nothing there. I did not eat while I fled and for four days in Tine I did not eat either. Seven days I ate nothing. Finally I met some other Zaghawa who gave me a little bit of food. An old man who was compassionate took me on a truck to Lybia; he did not ask any money. The trip took 8 days. It was very cold weather and I suffered a lot.
In Lybia I stayed with other Sudanese for six months. I had no work and not much food. I tried to continue studying there but was not allowed in school. There is much racism in Lybia; I was mistreated. Finally, my Sudanese brothers got me on a boat.
The trip on the boat took 39 hours before the police picked us up. There was not enough space and everybody was crouching down. There were people suffering from headaches, the flu, seasickness.
The place in Lampedusa they brought us to looked like a prison, with barbed wire and soldiers. I arrived at 9am but only got something to eat at 11pm. They took our stuff – our belts and laces –, made us stand up naked, and then gave us a T-shirt, underwear and a cup of shampoo. The shower was very cold, the water was salty like sea water. We didn’t receive a towel; I had to dry myself with paper tissues.
I felt sick. I went to an officer and asked to see a doctor. I clearly said “Dottor” several times and I am sure he understood, but he just waved me away. In Lampedusa we got two meals a day, not from the officers but from an organisation. We had to eat on the floor. The people serving the food were wearing gloves and masks to cover their nose and mouth. I don’t know if the meals were halal.
We got to Lampedusa on Wednesday (NOTE: 2 June). On Saturday they brought us to Crotone. We only got breakfast after the trip: water, pasta, a piece of bread and meat.
In Crotone they took our fingerprints and gave us papers to sign. There was a Maroccan girl, a translator. I asked her many times what the papers were, but she told me to be silent (NOTE: I saw the papers, they are an expulsion order). She only asked us where we wanted to go in Italy: Rome, Milan, Napoli. I said Rome and they stuck a card on my shirts with the destination. Then they gave me a ticket and brought me to the train station.
If I go back to Darfur, my life is at risk. The janjaweed will come and kill me.”
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Medici Senza Frontiere esprime sconcerto per le dichiarazioni del ministro Giovanardi sui Centri per richiedenti asilo e rigetta qualunque accusa di "slealtà" Roma, 17 giugno 2004_ Medici Senza Frontiere (MSF) esprime sconcerto per le dichiarazioni rilasciate ieri e riportate oggi da alcuni quotidiani dal ministro per i rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, che da una parte ha accusato MSF di slealtà e dall'altra ha confermato la visione confusa e sbagliata del Governo in materia di diritti dei richiedenti asilo. Il ministro – rispondendo alle interrogazioni parlamentari presentate dagli Onorevoli Giovanni Russo Spena e Graziella Mascia sul perché a MSF sia stato negato l'ingresso nei centri di Borgo Mezzanone ed Otranto – ha ribadito la gravissima confusione che il Governo fa tra centri di accoglienza per richiedenti asilo e centri di trattenimento per stranieri irregolari. "Dopo le prefetture che ci hanno vietato di entrare nei centri - spiega Loris De Filippi, capomissione di MSF in Italia – anche il ministro in persona invoca, a giustificazione della nostra espulsione, una normativa che si riferisce esclusivamente ai Cpt, vale a dire ai Centri creati per il trattenimento degli stranieri non in regola con le norme sul soggiorno in Italia e destinatari di provvedimenti di espulsione. Quelli di Otranto e di Borgo Mezzanone non sono Cpt, ma Centri di identificazione. I Centri di identificazione hanno finalità completamente diverse dai Cpt e sono stati introdotti dalla legge Bossi-Fini per accogliere e identificare gli stranieri che arrivano in Italia in fuga da guerre e persecuzioni e che vogliono presentare domanda di asilo nel nostro Paese". La risposta del ministro Giovanardi è motivo di forte perplessità anche perché chiama in causa, arbitrariamente e in modo decisamente scorretto, il Rapporto sui Centri di permanenza temporanea e assistenza redatto da MSF all'inizio del 2004. "Il fatto che, per giustificare l'espulsione di MSF dai Centri, il ministro abbia invocato il Rapporto sui Cpt non può che confermare il nostro sospetto che tali espulsioni rappresentino un atteggiamento ritorsivo nei nostri confronti dopo la presentazione del Rapporto – spiega ancora De Filippi -. Ma ciò che più ci sconcerta sono le affermazioni, assolutamente non rispondenti al vero, del ministro secondo cui l'autorizzazione a entrare nei CPT sarebbe stata rilasciata a MSF per una collaborazione collegata all'epidemia di Sars e secondo cui la nostra organizzazione avrebbe divulgato i risultati del rapporto prima alla stampa che alle istituzioni competenti. Entrambe le affermazioni sono false: nelle autorizzazioni concesse a MSF per effettuare il rapporto sui Cpt (datate 18 e 24 luglio 2003 e firmate rispettivamente dal sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, e dal vice capo dipartimento vicario, Lepri Gallerano) emerge chiaramente che la finalità del rapporto era quella di mettere in luce eventuali carenze e problemi nella gestione dei Centri, senza alcuna menzione dell'epidemia di Sars. E', inoltre, un dato di fatto che i rappresentati di MSF hanno incontrato per ben due volte i responsabili del ministero dell'Interno (per la precisione i prefetti Lepri Gallerano e Spoliti) presentando loro i risultati del rapporto nella settimana precedente alla diffusione alla stampa il 26 gennaio". "Riteniamo inaccettabile che MSF venga accusata di slealtà dal Governo italiano – aggiunge Stefano Savi, direttore generale di Medici Senza Frontiere in Italia -. La slealtà se c'è stata non è stata sicuramente da parte di MSF che, come da sua abitudine, si è sempre comportata correttamente ed in modo trasparente con il Governo italiano". La poca chiarezza di un rappresentante del Governo su un tema delicato come quello del diritto d'asilo è estremamente preoccupante perché a soffrirne sono in prima persona le persone in fuga da guerre e violenze, che arrivano nel nostro Paese alla ricerca di un diritto universalmente riconosciuto come l'asilo: un diritto che il nostro Paese troppo spesso non garantisce. Come nel caso delle 13 persone del Darfur (regione occidentale del Sudan dove è in corso quella che l'Onu ha definito "la più grave catastrofe umanitaria del momento") che, pochi giorni fa, si sono viste costrette a firmare un decreto di espulsione a poche ore dall'arrivo in Italia, senza che venissero rispettate le procedure più elementari come quella che assicura la presenza di un mediatore culturale. Alla vigilia delle celebrazioni per la giornata mondiale del rifugiato, MSF auspica una riflessione approfondita e un dibattito sereno su questi temi.
Medici Senza Frontiere è un'organizzazione umanitaria internazionale imparziale, indipendente e neutrale, insignita del Premio Nobel per la Pace nel 1999. Da 4 anni Msf-Missione Italia lavora nel nostro paese sul tema dell' immigrazione. Missione Italia è impegnata nel garantire accesso alle cure essenziali per gli stranieri privi di permesso di soggiorno. MSF-Missione Italia svolge inoltre un'attività di lobbying sul governo italiano per problematiche legate ai richiedenti asilo ed ai rifugiati.
Per informazioni: Chiara Bannella Information Officer Medici Senza Frontiere - Italia Via Volturno, 58 - 00185 Roma Italy Tel. +39 06 44869255 chiara.bannella@rome.msf.org www.medicisenzafrontiere.it
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CONFERENZA STAMPA
20 aprile 2004, ore 11,30 Sala Cristallo - Hotel Nazionale Roma, Piazza Montecitorio
I Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza (CPTA) in Italia servono davvero a contrastare l'immigrazione clandestina? Il rispetto dei diritti umani e della persona sono davvero garantiti all'interno dei CPTA? I diritti di asilo e di non-refoulement sono esigibili ed assicurati, così come previsto dalle convenzioni internazionali che l'Italia ha ratificato? Esiste un’alternativa alla detenzione amministrativa per la gestione dell’immigrazione clandestina?
Chi gestisce i CPTA, e quanto costano in termini di risorse economiche ed umane? Perché se ne stanno costruendo di nuovi, oltre ai 12 attualmente esistenti? E perché si sta procedendo alla realizzazione dei Centri di Identificazione, senza che siano stati ancora emanati i regolamenti attuativi della legge Bossi-Fini che li istituiscono?
Come vivono, in quali condizioni e quali servizi di assistenza vengono garantiti ai trattenuti nei CPTA? Perché è sempre più difficile visitare i Centri e perché viene spesso negato l'ingresso agli operatori umanitari della società civile che si occupano di immigrazione asilo e diritti umani, nonché, ai rappresentanti delle istituzioni degli enti locali? Perché i giornalisti e gli operatori dell'informazione non possono entrare nei CPTA?
Per rispondere a queste domande, si è costituito da diversi mesi un Gruppo di Lavoro sui CPTA. I parlamentari che ne fanno parte, intendono porre urgentemente queste questioni al Governo, attraverso una specifica mozione di indirizzo politico, ed altre azioni sul tema.
Nel corso della conferenza stampa, presentano le iniziative:
Sen. Francesco Martone, On. Graziella Mascia, Sen. Nuccio Iovene, Sen. Chiara Acciarini, Sen. Tana de Zulueta
Intervengono: Alessandra Ballerini (Avvocato), Stefano Galieni (Tavolo Migranti), Loris Defilippi (Medici Senza Frontiere), Maria Silvia Olivieri (Ics)
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COMUNICATO STAMPA
Vietato l'ingresso a Medici
Senza Frontiere nel Centro di identificazione
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COMUNICATO STAMPA
Vietato l'ingresso a Medici Senza Frontiere nei Centri di identificazione per richiedenti asilo di Otranto (Le) e Borgo Mezzanone (Fg)
Il Ministero dell'Interno equipara i due centri di accoglienza ai CPT Roma, 27 maggio 2004 – Il Ministero degli Interni, attraverso le Prefetture di Lecce e di Foggia, ha negato ai volontari dell'associazione umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere (MSF) il permesso di accedere ai Centri di Identificazione per richiedenti asilo di Otranto e di Borgo Mezzanone. Il rifiuto arriva a poche settimane dall'estromissione dell'associazione umanitaria dal Centro di permanenza temporanea di Lampedusa e a quattro mesi dalla presentazione di un rapporto in cui MSF denunciava carenze e violazioni nei Centri di permanenza temporanea e di identificazione per immigrati. Dalla presentazione del Rapporto il ministero dell'Interno ha tagliato ogni comunicazione con l'associazione Premio Nobel per la Pace. Ufficialmente il diniego all'ingresso dei volontari di MSF nei due Centri è giustificato ai sensi di quanto disposto dall'articolo 21, comma 7 del DPR 394/99. "Si tratta di un fatto gravissimo - spiega Loris De Filippi, capomissione di MSF in Italia - perché la normativa invocata si riferisce esclusivamente ai Cpt, vale a dire ai Centri creati per il trattenimento degli stranieri non in regola con le norme sul soggiorno in Italia e destinatari di provvedimenti di espulsione. Quelli di Otranto e di Borgo Mezzanone non sono Cpt, ma Centri di identificazione. I Centri di identificazione hanno finalità completamente diverse dai Cpt e sono stati introdotti dalla legge Bossi-Fini per accogliere e identificare gli stranieri che arrivano in Italia in fuga da guerre e persecuzioni e che vogliono presentare domanda di asilo nel nostro Paese. L'assimilazione ufficiale dei centri di identificazione ai Cpt è un precedente davvero preoccupante". Dal 1999 i volontari di Medici Senza Frontiere hanno visitato regolarmente i due Centri al fine di monitorare gli standard di accoglienza per i richiedenti asilo e di raccogliere dagli ospiti informazioni circa la situazione nei Paesi di provenienza, Paesi in cui spesso MSF gestisce progetti di assistenza medica e umanitaria. "Fino alla presentazione del Rapporto sui Cpt – spiega Giuseppe De Mola, responsabile delle attività di MSF nel sud Italia - le nostre richieste di accesso al Centro hanno sempre avuto esito positivo. Purtroppo già nel rapporto presentato in gennaio avevamo paventato il rischio di un assimilazione dei Centri di identificazione ai CPT, in particolare proprio riguardo il centro di Otranto dove sono regolarmente accolti, in regime di trattenimento, richiedenti asilo e stranieri irregolari in attesa di notifica di provvedimento di espulsione e di trasferimento nel vicino Cpt "Regina Pacis". Negare a MSF l'autorizzazione all'ingresso a Borgo Mezzanone è perfino paradossale perché gli ospiti del centro, al rilascio del primo permesso di soggiorno per "richiesta asilo", sono liberi di entrare e uscire dalla struttura, e molte associazioni locali sono state autorizzate all'ingresso dalla stessa Prefettura di Foggia". Per queste ragioni MSF, considerata l' assenza di regolamento di attuazione della legge 189/2002 che disciplinerebbe il funzionamento e la predisposizione dei Centri di Identificazione, chiede a) sulla base di quale normativa sono stati istituiti i Centri di Identificazione di Otranto e di Borgo Mezzanone; b) di rendere note le modalità di gestione dei due Centri con particolare riferimento alle modalità di accesso da parte di organizzazioni umanitarie (per altro previsto per gli stessi CPT).
Medici Senza Frontiere, fondata a Parigi nel 1971, è un'organizzazione umanitaria indipendente di soccorso medico che fornisce assistenza umanitaria alle vittime di guerre, esodi, catastrofi. Nel 1999, MSF è stata insignita del Nobel per la Pace. Dal 1999 MSF lavora in Italia offrendo assistenza a immigrati e richiedenti asilo
Per maggiori informazioni: Chiara Bannella – Ufficio stampa MSF – Italia Tel +39 O6 44869255 chiara.bannella@rome.msf.org
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