Protocollo Facoltativo per il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali.

 

Come noto, un Open-Ended Working Group sul Protocollo Facoltativo al Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, ratificato dall’Italia con la legge 25 ottobre 1977, n. 881, si riunirà tra febbraio e marzo 2004 presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra.

Si tratta di questione che riveste grande interesse per tutte le sigle sia sindacali che dell’associazionismo riunite nel Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani, come pure per la Coalizione di ONG all’uopo costituitasi, in considerazione delle prospettive che l’approvazione del Protocollo comporterebbe per quanto concerne le concrete possibilità di attuazione dei diritti previsti dal Patto ed assunti come obblighi dai suoi firmatari, vale a dire oltre 145 Stati, eppure tuttora non pienamente accessibili ad una grande parte dell’umanità.

Il Protocollo consentirebbe infatti agli individui e ai gruppi di individui di proporre un reclamo in casi specifici di inadempimento di uno Stato rispetto agli obblighi da esso assunti con la ratifica del Patto, reclamo proponibile previo esperimento delle vie interne di ricorso, secondo un meccanismo tipico di tali protocolli. Va a tale proposito anche considerato come ben quattro dei sei trattati internazionali delle Nazioni Unite (core treaties), e in particolare il Patto sui Diritti Civili e Politici, dispongono attualmente di Protocolli Facoltativi.

La proposta di introdurre un tale Protocollo, cui gli Stati restano comunque liberi di scegliere se aderire o meno, è stata elaborata dal Comitato per i Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite ed è stata trasmessa alla Commissione per i Diritti Umani che è ora impegnata, proprio attraverso il ricordato Open-Ended Working Group, a definirne il testo.

E' opportuno rilevare come il sostegno ai negoziati intorno al Protocollo Facoltativo per il Patto per i Diritti Economici, Sociali e Culturali fornisca un’occasione per il sistema internazionale dei trattati in materia di Diritti Umani di codificare la crescente giurisprudenza nazionale sviluppatasi a partire dai principi del Patto stesso. Permette, inoltre, ai singoli Stati di onorare gli impegni assunti durante la Conferenza di Vienna per i Diritti Umani, che ha affermato la indivisibilità, indipendenza e interrelazione tra tutti i Diritti Umani e raccomandato che il Comitato per i Diritti Economici, Sociali e Culturali collabori con la Commissione per i Diritti Umani per elaborare una bozza di Protocollo Facoltativo al Patto.

Un Protocollo Facoltativo per il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, simile nel suo impianto a quello che già esiste da quasi trenta anni per il Patto Internazionale per i Diritti Civili e Politici, sarebbe determinante per assicurare che sia accordato pieno ed equo riconoscimento ai diritti in parola tra i meccanismi di garanzia dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Ciò, siamo certi converrete, è tra l'altro reso imperativo dallo spirito della dichiarazione di Vienna e in funzione degli impegni lì assunti.

Per quanto riguarda in particolare il dibattito circa la possibilità di rendere "giustiziabili" per gli individui i diritti in parola, si fa presente che la questione non dovrebbe costituire alcun problema presente o futuro per l’Italia. Potrebbe invece costituire un incentivo per gli Stati che non abbiano provveduto ad allocare le relative risorse, nel solco tracciato da obblighi internazionali già esistenti e liberamente sottoscritti, senza in alcun modo, quindi, incidere nella loro sovranità. E, d’altronde, come sopra evidenziato, i singoli Stati resterebbero liberi di decidere se ratificare o meno il Protocollo, una volta approvato dalle Nazioni Unite.

In considerazione di quanto sopra, abbiamo invitato il Governo italiano, che ha sempre apportato un contributo di realismo e sensibilità alle trattative internazionali in materia di Diritti Umani, a portare avanti senza pregiudiziali, anche in questa occasione, un negoziato che, se condotto a buon fine, non potrà che comportare miglioramenti significativi per le condizioni di vita nel nostro pianeta.

Il Comitato ha espresso l’auspicio che il Ministero degli Affari Esteri voglia tenerlo informato sulle scelte che da parte italiana verranno adottate ufficialmente nel ricordato gruppo di lavoro.

Il Comitato ha chiesto infine che da parte del Governo italiano si voglia esaminare la possibilità di concedere un aiuto logistico e politico alla Coalizione internazionale di ONG costituita al fine di promuovere l’idea di un Protocollo Facoltativo al Patto, della quale lo stesso è il referente per l’Italia e alla quale ha fornito l’indicazione di contattare i rappresentanti del Governo italiano che seguiranno il dibattito a Ginevra.

 

Per il Comitato per la Promozione e Protezione dei Diritti Umani

Enrico Calamai

 

SCHEDA DI SINTESI (a cura di Elena Perla Simonetti – Vis)

 

THE OPEN–ENDED WORKING GROUP (Ginevra, 23 Febbraio – 5 Marzo 2004)

Si tratta di un incontro tra governi e rappresentanti della società civile, nel particolare la Coalizione di Ong, finalizzato ad un confronto sulla questione dell’istituzione di un meccanismo di enforcement per la gamma di diritti sanciti nel Patto Internazionale sui Diritti Economici Sociali e Culturali, (International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights - ICESCR) attraverso l’adozione di un nuovo Protocollo Facoltativo.

L’Open-Ended Working Group, presieduto dal Portogallo, è aperto a tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite. Le ONG possono parteciparvi in qualità di osservatori.

I risultati dell’Open-Ended Working Group verranno riferiti alla Commissione per i Diritti Umani, incaricata di lavorare sul Protocollo Facoltativo al Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali.

 

Il PATTO INTERNAZIONALE SUI DIRITTI ECONOMICI, SOCIALI E CULTURALI

a) Il sistema allo stato attuale

Il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali è stato adottato dalle Nazioni Unite il 16 dicembre 1966, insieme al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (e al suo Protocollo Facoltativo), ed è entrato in vigore internazionale il 3 gennaio 1976.

Entrambi i Patti, largamente ratificati dai paesi membri delle Nazione Unite, costituiscono lo sviluppo e la concretizzazione, sotto forma di enunciazione di principi vincolanti per gli Stati firmatari, della dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, solenne ma non giuridicamente vincolante, contenuta nella Dichiarazione universale del 1948.

I Patti sono stati ratificati dall’Italia con la legge 25 ottobre 1977, n. 881.

L’Italia pertanto, come Stato ratificante, si è impegnata formalmente ad adoperarsi per la progressiva realizzazione dell’intera gamma di diritti oggetto della Convenzione stessa.

Attualmente il garante del Patto è il Comitato per i diritti economici, sociali e culturali di cui fanno parte 18 esperti nominati dagli Stati che hanno ratificato la Convenzione. Il Comitato esamina i rapporti che, ogni 5 anni, gli Stati parte devono sottoporre alla sua attenzione. Questi rapporti contengono una relazione sul grado di effettiva attuazione della Convenzione, sui risultati raggiunti e sulle difficoltà incontrate in ciascuno stato parte.

Il Comitato, esaminati i rapporti, può chiedere chiarimenti ai singoli governi, presentare osservazioni sui rapporti stessi e suggerire azioni utili ai fini del raggiungimento degli obiettivi della Convenzione.

In considerazione dell’evoluzione sociale e della necessità di tenere in considerazione anche i casi individuali che il rispetto dei diritti enunciati nel Patto comporta, da diversi anni è iniziata la discussione sul possibile affiancamento al Patto di un Protocollo facoltativo.

Quattro dei sei principali trattati internazionali delle Nazioni Unite (core treaties) e, in particolare, il Patto per i Diritti Civili e Politici, dispongono attualmente di Protocolli Facoltativi.

Il Protocollo consentirebbe agli individui e ai gruppi di individui di proporre al Comitato un reclamo in casi specifici di inadempimento di uno Stato rispetto agli obblighi assunti con la ratifica del Patto, reclamo proponibile previo esperimento delle vie interne di ricorso, secondo un meccanismo tipico di tali protocolli aggiuntivi, come avviene ad esempio per il Comitato per i Diritti Civili e Politici.

La proposta di introdurre un tale Protocollo, cui gli Stati restano comunque liberi di scegliere se aderire o meno, è stata elaborata dal Comitato per i Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite ed è stata trasmessa alla Commissione per i Diritti Umani che è tuttora impegnata, proprio attraverso il ricordato Open-ended working group, a definirne il testo.

b) Le novità introdotte dall’eventuale approvazione del Protocollo facoltativo

L’oggetto del Protocollo facoltativo sarebbe pertanto la creazione di un sistema che darebbe agli individui e ai gruppi di individui la possibilità di denunciare al Comitato eventuali violazioni dei Diritti Umani tutelati dal Patto sui Diritti Economici, Sociali e Culturali.

L’attività del Comitato sarebbe però di natura complementare rispetto alle corti nazionali (prima di rivolgersi al Comitato l’individuo o i gruppi di individui devono aver esaurito tutti i ricorsi giurisdizionali interni) e alle competenze di altri organismi internazionali nell’eventualità che stessero indagando sulle stesse violazioni.

Allo Stato, qualora riconosciuto inadempiente rispetto agli obblighi assunti con la ratifica del Patto, verrebbero indirizzate raccomandazioni dal Comitato per porre fine alle violazioni, risarcire le vittime e prevenire future violazioni dei medesimi diritti.

Il Comitato potrebbe anche, ove ritenuto necessario, stabilire misure ad interim per proteggere la vittima o le vittime delle violazioni denunciate.

Sembra opportuno far rilevare che lavorare intorno ad un protocollo facoltativo per il Patto dei Diritti Economici, Sociali e Culturali fornisce un’occasione per il sistema internazionale dei trattati in materia di Diritti Umani di codificare la crescente giurisprudenza nazionale sviluppatasi a partire dai principi del Patto. Permette, inoltre, ai singoli Stati di onorare gli impegni assunti durante la Conferenza di Vienna per i Diritti Umani, che ha affermato la indivisibilità, indipendenza e interrelazione tra tutti i Diritti Umani e raccomandato che il Comitato per i Diritti Economici, Sociali e Culturali collabori con la Commissione per i Diritti Umani per elaborare una bozza di protocollo facoltativo per il Patto.

Si ricorda che in ogni caso il Protocollo sarebbe da considerare "facoltativo", il che significa che una volta che sia stato approvato dalle Nazioni Unite, i singoli Stati decideranno liberamente se ratificarlo o meno.

Il Protocollo non crea nuovi obblighi, quanto piuttosto un nuovo meccanismo di monitoraggio sulle obblighi che già impegnano i governi che hanno scelto di ratificare la convenzione.

GLI ELEMENTI IMPRESCINDIBILI SECONDO LA COALIZIONE DELLE ONG

1) Il protocollo dovrebbe contenere due procedure:

a) communication procedure: che darebbe la facoltà a singoli individui, o a gruppi di individui, di rivolgersi al Comitato nel caso si ritenessero vittime di una violazione di un diritto contenuto nella Convenzione;

b) inquiry procedure: che permetterebbe al Comitato di iniziare un’indagine di propria iniziativa nel caso di gravi e sistematiche violazioni dei diritti contenuti nella Convenzione.

2) Le procedure di cui sopra dovrebbero essere attivabili nel caso di violazioni di ogni diritto sancito nella Convenzione senza esclusione alcuna.

Questo in virtù del principio di universalità, interdipendenza, indivisibilità e interrelazione dei diritti umani sancito dalla Conferenza di Vienna del 1993.

3) Le procedure di cui sopra dovrebbero poter essere attivabili in riferimento a tre differenti obblighi degli Stati:

a) rispetto dei diritti contenuti nel Patto = astensione da qualsiasi azione che interferisca con il pieno godimento di detti diritti;

b) protezione dei diritti contenuti nel Patto = prevenzione delle violazioni di detti diritti

c) effettività dei diritti contenuti nel Patto = facilitare l’accesso e la piena realizzazione di detti diritti

4) Il ruolo delle ONG (o comunque delle istituzioni nazionali per la protezione dei diritti umani) dovrebbe essere riconosciuto in entrambi i casi di attivazione delle procedure:

a) communication procedure: le ONG dovrebbero avere il potere di agire nell’interesse di un individuo o di gruppi di individui;

b) inquiry procedure: il Comitato dovrebbe avere la facoltà di considerare informazioni provenienti da fonti credibili, tra cui le ONG.

5) Non dovrebbero essere permesse riserve al Protocollo, né in relazione ai diritti tutelati dal Patto (vedi punto 2), né in riferimento all’esclusione di una delle procedure previste.

SFIDARE I CONCETTI ERRONEI

1) I Diritti Economici, Sociali e Culturali per loro natura non sono "giustiziabili" e non possono quindi essere oggetto di una sentenza

Obiezioni: negli ultimi decenni si è sviluppata una giurisprudenza consolidata che ha ad oggetto proprio questa gamma di diritti (sia a livello nazionale che regionale). Inoltre molti Stati hanno introdotto espliciti riferimenti a questi diritti nei loro sistemi giuridici.

2) I Diritti Economici, Sociali e Culturali derivano da previsioni troppo vaghe per poter essere oggetto di enforcement

Obiezione: gli stessi General Comments del Comitato per i Diritti Economici, Sociali e Culturali offrono una descrizione precisa del contenuto di questi diritti così come degli obblighi in capo agli stati per realizzarli.

3) I Diritti Economici, Sociali e Culturali pongono questioni relative all’allocazione delle risorse e quindi di politiche che dovrebbero essere affrontate dalle autorità politiche piuttosto che da organi giurisdizionali (in virtù del principio della separazione dei poteri)

Obiezione: innanzitutto gli Stati godono di un margine di discrezionalità nel definire le modalità con cui adempiere agli obblighi derivanti dalla ICESCR, come avviene in relazione alla Convenzione sui Diritti Civili e Politici. In secondo luogo gli organi giurisdizionali non sono affatto estranei a questioni relative all’allocazione delle risorse o comunque a controversie riguardanti l’interesse pubblico. Da notare poi che non sempre le questioni relative ai Diritti Economici, Sociali e Culturali implicano aspetti relativi all’allocazione delle risorse.

4) I rimedi giurisdizionali non sono effettivi per garantire il pieno godimento dei Diritti Economici, Sociali e Culturali

Obiezione: l’aspetto del risarcimento alle vittime è di fondamentale importanza. Inoltre le controversie giurisdizionali possono stimolare cambiamenti legislativi così come generare un sistema di monitoraggio sui governi.

5) La previsione di un meccanismo di denuncia della violazione di diritti economici, sociali e culturali ha delle implicazioni di natura finanziaria a carico degli stati

Obiezione: non sempre la garanzia del godimento di questi diritti implica l’adozione di programmi o misure politiche onerose per i governi, spesso è solo necessario che i governi stessi si astengano da determinate pratiche o tutelino i propri cittadini da comportamenti di terzi.

6) La previsione di un meccanismo di denuncia della violazione di Diritti Economici, Sociali e Culturali potrebbe generare nuovi obblighi in capo agli stati parte dell’ICESCR

Obiezione: il Protocollo, che sarebbe di natura opzionale in ogni caso, non crea nuovi obblighi, quanto piuttosto un nuovo meccanismo di monitoraggio sugli obblighi che già impegnano i governi che hanno scelto di ratificare la convenzione.

7) La previsione di un meccanismo di denuncia della violazione di Diritti Economici, Sociali e Culturali potrebbe competere o confliggere con altre procedure sia a livello nazionale che internazionale

Obiezione: il ruolo del Comitato secondo il protocollo sarebbe complementare sia rispetto alle giurisdizioni nazionali che ad altri sistemi internazionali di tutela dei Diritti Umani.

(fine scheda in italiano)

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Subject: I: Firma per il Protocollo Opzionale al Patto Internazionale per i Diritti Economici, Sociali e Culturali.

Cari amici,

 

Ecco in inglese una dichiarazione scritta da una coalizione internazionale per ottenere un Protocollo Opzionale al Patto Internazionale per i Diritti Economici, Sociali e Culturali.

Per aderire basta inoltrare questa mail all'indirizzo e-mail: berry@icj.org o manberg@tin.it specificando il vostro nome, ente di appartenenza, indirizzo.

Vi terremo informati in italiano sugli sviluppi di questa campagna Internazionale di vitale importanza e su tutte le approcciabili scadenze.

Naturalmente servono energie e risorse di cui non disponiamo a sufficienza ed ogni vostro slancio potrebbe essere quello che ci servirà per produrre eventi, dati, contatti, sollecitazioni al nostro governo e sulle

istituzioni e per seguire la trattativa in corso alle Nazioni Unite.

 

Joint Sign-On Statement

Send endorsements to berry@icj.org or manberg@tin.it

 

JOINT SUBMISSION BY NON-GOVERNMENTAL ORGANIZATIONS, HUMAN RIGHTS

INSTITUTIONS AND CIVIL SOCIETY GROUPS PERTAINING TO THE DELIBERATIONS OF THE

COMMISSION ON HUMAN RIGHTS, INTER-SESSION WORKING GROUP ESTABLISHED TO

CONSIDER OPTIONS REGARDING THE ELABORATION OF AN OPTIONAL PROTOCOL TO THE

INTERNATIONAL COVENANT ON ECONOMIC, SOCIAL AND CULTURAL RIGHTS.

February 2004

 

I. INTRODUCTION

The fifty-ninth session of the Commission on Human Rights established an inter-sessional open-ended working group mandated to consider options regarding the elaboration of an Optional Protocol to the International

Covenant on Economic, Social and Cultural Rights, (hereinafter ICESCR or the Covenant). Motivated by a widespread concern for the protection and promotion of economic, social and cultural rights, the undersigned, in representation of non-governmental organizations, human rights institutions and civil society, submit the following views concerning the deliberations of the working group that will meet for its inaugural session in February 2004.

 

II. CONTEXT

Guided by principles enshrined in the United Nations Universal Declaration of Human Rights, it is clear that undivided State party adherence to the Covenant is of considerable importance in protecting and promoting economic, social and cultural rights. It is recognized that, through their ratification of the Covenant, States parties bear responsibility to ensure that economic, social and cultural rights are protected and promoted. The

ensuing need to assist in the realization of these rights, through the provision of a comprehensive international remedial mechanism to intervene during and/or adjudicate over ICESCR rights violations, is thus of paramount importance.

 

III. MINIMUM CORE CONTENT OF AN OPTIONAL PROTOCOL TO THE ICESCR

The undersigned non-governmental organizations, human rights institutions and civil society representatives assert that the following minimum core elements are essential for an Optional Protocol to the ICESCR to fulfill its potential as an effective mechanism through which economic, social and cultural rights may be protected and promoted:

(a) Comprehensive Scope

Gathering together representatives from over 170 States, the 1993 Vienna World Conference on Human Rights was unequivocal in confirming the universality, interdependence, indivisibility and interrelatedness of civil, cultural, economic, political and social rights.

Given that the first Optional Protocol to the International Covenant on Civil and Political Rights, (hereinafter ICCPR), relates in a comprehensive manner to all of the rights embodied in that Covenant, not to adopt a similar approach in drafting an Optional Protocol to the ICESCR would be to directly challenge the universality, interdependence, indivisibility and interrelatedness of all human rights.[1]

For this reason, an Optional Protocol to the ICESCR should clearly address all of the rights and State obligations enshrined in the Covenant.

(b) State Obligations to Respect, Protect and Fulfill Covenant Rights

As with the first Optional Protocol to the ICCPR, an Optional Protocol to the ICESCR should address both negative and positive State obligations associated with the realization of Covenant rights.

In particular, an Optional Protocol to the ICESCR should entertain complaints and empower an inquiry procedure where States parties violate their obligations to respect, protect and fulfill-facilitate/fulfill-provide Covenant rights.

The obligation to respect requires States parties to refrain from interfering with the enjoyment of Covenant enshrined economic, social and cultural rights. This is a negative obligation that mandates States parties to act in a way that does not violate economic, social and cultural rights and/or infringe on an individual’s freedom to access these rights. Within this context, States parties must respect the freedom of the individuals to take the necessary actions and use the necessary resources alone or in association with others.[2]

The obligation to protect requires States parties to prevent ICESCR rights abuses by third parties. In this, States parties must take measures necessary to prevent other individuals or groups from violating the integrity, freedom of action, or other human rights of the individual including the infringement of his material resources.[3]

The obligation to fulfill encompasses State party obligations to facilitate access to and/or provide for the full realization of economic, social and cultural rights. This is a positive obligation. The obligation to facilitate requires States parties to pro-actively engage in activities that strengthen access to and the utilization of resources and means to ensure the realization of Covenant rights. The obligation to provide requires States to take measures necessary to ensure that each person within its jurisdiction may obtain basic economic, social and cultural rights satisfaction whenever they, for reasons beyond their control, are unable to realize these rights through the means at their disposal.[4]

State obligations under the Optional Protocol to the ICESCR must encompass both negative and positive obligations, thereby enforcing the universality interrelatedness and indivisibility of all human rights. Such an approach would also serve as a reminder to the international community, through the ICESCR/Optional Protocol working group, of the importance it attaches to economic, social and cultural rights issues and seriousness with which it now responds to violations.

(c) An Optional Protocol Complaint's and Inquiry Procedure

Conceptualized as a complaint's mechanism and an inquiry procedure, an Optional Protocol to the ICESCR would possess the potential to significantly contribute towards the realization of Covenant enshrined economic, social and cultural rights.

An Optional Protocol complaint's mechanism would provide individuals and groups with access to an international adjudicative procedure. Under this procedure, individuals and/or groups could communicate directly with the United Nations Committee on Economic, Social and Cultural Rights, (the Committee), to seek and obtain remedies for specific violations of rights contained in the Covenant.

An Optional Protocol’s inquiry procedure would empower the Committee to initiate an investigation into particularly grave or systematic abuses of Covenant rights. An inquiry procedure would reinforce an Optional Protocol’s complaints procedure as it would: (i) Open an avenue to address situations where individual/group communications could not adequately reflect the gravity or the systemic nature of violations of Covenant provisions; (ii) Allow grave and/or systematic Covenant violations to be investigated where individuals or groups were unable to utilize the complaint's mechanism for reasons including fear of reprisals; and (iii) Enable a more-timely response to grave and/or systematic violations of the provisions of the Covenant, and to continuing violations in particular.[5]

(d) Standing to Lodge an Optional Protocol Complaint

At a minimum, parties who possess the ability to initiate a complaint, (standing), under an Optional Protocol to the ICESCR, should include:

(i) Individuals and group of individuals[6] who have been victims of violations of Covenant rights by State parties;

(ii) Representatives of individuals or groups of individuals empowered to initiate complaints on behalf of individual and collective victims.

The importance of expressly acknowledging the competence of representatives, particularly non-governmental organizations and national human rights institutions to launch complaints on behalf of individual and groups victims of ICESCR violations cannot be underestimated. Under existing instruments, complaints on behalf of individual and group victims have either been specifically included[7] or such representative standing has been provided through adjudicative interpretation.[8] The significance of allocating standing to such representatives is rooted in the fact that these types of communications play an essential role in initiating international complaint's procedures, particularly where victims face the risk of ill-treatment or other retaliation for directly engaging in the process.[9]

(e) State Party Reservations Under an Optional Protocol

Precluding reservations to the Optional Protocol[10] to the ICESCR would represent a significant commitment by States parties which ratify the Protocol, to uphold the integrity of internationally recognized economic, social and cultural rights. Excluding the use of reservations would be appropriate as:

(i) The raison deter of an Optional Protocol would be to assist people in realizing their economic, social and cultural rights as enshrined in the ICESCR. As a tool to both complement and strengthen the Covenant, to allow State party reservations to an Optional Protocol would be to undermine its potential as a tool for the full realisation of economic, social and cultural rights;

(ii) An Optional Protocol would by its very nature be optional and as such, reservations that curtailed its applicability would be unnecessary;

(iii) An Optional Protocol would be a procedural instrument as it would neither introduce new nor expand present economic, social and cultural rights obligations that States parties accepted through their ratification of the Covenant. An Optional Protocol would thus merely serve as a means through which States parties would be encouraged to realize existing ICESCR obligations.

(iv) An effective Optional Protocol must recognize the indivisible and interdependent relationship amongst all Covenant rights. To allow States parties to individually select the ICESCR rights subject to an Optional Protocol strike at the core this relationship and the instruments ability to protect and promote Covenant rights. Such a selective approach would open the door to arguments as to the hierarchy of and inequality between economic, social and cultural rights, thereby encroaching upon the universality, interdependence, indivisibility and interrelatedness of all human rights.[11]

Further, permitting the selection of economic, social and cultural rights subject to the Optional Protocol mechanisms would risk that some States parties would enhance their international prestige, through ratification, while restricting the instrument’s substantive application;

(v) State party concerns that might prompt reservations with regard to specific aspects of an Optional Protocol procedure could be accommodated through the provisions of the instrument itself.

 

IV. THE DRAFTING OF AN OPTIONAL PROTOCOL TO THE ICESCR: AVAILABLE RESOURCES

In considering options regarding the elaboration of an Optional Protocol to the ICESCR, the undersigned urge the open-ended working group to recommend the drafting of an Optional Protocol text to the 60th session of the

Commission on Human Rights as conceptual issues related to this procedure have received a thorough analysis from a wide variety of sources that include:

(i) The abundant experience and jurisprudence of national, regional and international bodies/instruments that employ adjudicative/inquiry procedures related to violations of economic, social and cultural rights. Reference may be made to the United Nations Human Rights Committee, the European Court of Human Rights, the European Committee on Social Rights, the African harder on Human and Peoples' Rights, the San Salvador Protocol, (Inter-American Commission jurisprudence and country reports), the Optional Protocol to the Covenant on the Elimination of Discrimination against Women, the United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization Complaint's Procedure, the International Labor Organization Committee on the Freedom of Association and an abundance of national jurisprudence;

(ii) A plethora of national and international and civil society conferences and instruments that have clarified the nature and scope of economic, social and cultural rights and States parties obligations under the ICESCR. Amongst these, the Declaration of Delhi (1959), the Law of Lagos (1961), the Limburg Principles on the Implementation of the ICESCR (1986), the World Conference on Human Rights (1993), the World Summit for Social Development (1995), the Bangalore Plan of Action (1995), the Maastricht guidelines on the Violation of Economic, Social and Cultural Rights (1996) and United Nations/International Commission of Jurists' conferences on the Optional Protocol and economic, social and cultural rights, (1999, 2000, 2001, 2002 and 2003), amongst numerous others, may be instructive;

(iii) General Comments from the Committee that have clarified the nature and scope of States parties Covenant obligations and ICESCR rights including: international technical assistance measures; the nature of States parties obligations under article 2; the right to adequate housing; the economic, social and cultural rights of persons with disabilities and of older persons; the right to adequate housing, (forced evictions); the relationship between economic sanctions and respect for economic, social and cultural rights; the domestic application of the Covenant; the role of national human rights institutions in the protection of economic, social and cultural rights; plans of action for primary education; the right to adequate food; the right to education; the right to the highest attainable standard of health; and the right to water;

(iv) Committee discussions, summary records, studies and reports that have provided further clarification concerning the nature and scope of economic, social and cultural rights as they relate to an Optional Protocol to the ICESCR and in particular its work on a draft Optional Protocol and related issues, (E/C.12/1996/SR.44-49 and 54), (E/C.12/1996/CRP.2/Add.1), (E/C.12/1994/12), (E/CN.4/1997/105), (E/1993/22), and (E/C.12/1992/WP.9),

(v) The draft Optional Protocol to the ICESCR prepared by the Committee for consideration by the United Nations Commission on Human Rights, (E/CN.4/1997/105); and

(vi) Other sources that have further clarified conceptual issues related to an Optional Protocol to the ICESCR including: the experience of numerous United Nations Special Rapporteurs engaged in various aspects of economic, social and cultural rights;[12] the experience of the United Nations working group under which the Optional Protocol to the Convention on the Elimination of all Forms of Discrimination against Women was created; two reports from the independent expert appointed by the Commission on Human Rights, (resolution 2001/30), to examine the question of a draft Optional Protocol to the ICESCR; and the vast amount of doctrine concerning an Optional Protocol and economic, social and cultural rights issues.[13] Given that conceptual issues related to an Optional Protocol to the ICESCR have received a thorough analysis from a wide variety of sources, the open-ended working group should utilize the above listed wealth of resources as a primary basis point from which the text of an Optional Protocol to the ICESCR may be drafted.

 

(V) THE DRAFTING OF AN OPTIONAL PROTOCOL TO THE ICESCR: TIMING CONSIDERATIONS

In conducting its deliberations, the ICESCR/Optional Protocol working group should bear in mind the Commission on Human Rights decision of 26 April 2000, (E/CN.4/2000/112), which endorsed that working group, mandates should always offer a clear prospect of an increased level of human rights protection and promotion, (and that), (i)n creating any standard-setting working group, the Commission should consider a specific time-frame within which the group would be called upon to complete its task. ...(i)n most instances, the established time-frame should not in principle exceed five years.

Learning from the experiences of other processes that have led to the establishment of other Optional Protocols, the ICESCR/Optional Protocol working group should adopt a pragmatic yet determined approach towards the completion of its mandate.

the Undersigned Manfred Bergmann

on behalf of :

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[1] Arambulo, K., Strengthening the Supervision of the International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights, Theoretical and Procedural Aspects, Intersentia, Antwerpen: 1999 at 235. See also van Hoof, F., "Discussion on the Draft Optional Protocols" in van Hoof, F. and Coomans, F., eds., The Right to Complain About Economic, Social and Cultural Rights, Netherlands Institute of Human Rights, Utrecht: 1995 at 212. See also See United Nations reference document E/C.12/1992/WP.9, paragraph 37. Following a comprehensive approach in drafting an Optional Protocol to the ICESCR would not preclude the institution of procedural safeguards that would ensure that the instrument is not abused. By way of example, while a comprehensive approach was utilized in drafting the first Optional Protocol to the ICCPR, in interpreting Article 1 of this Covenant, the United Nations Human Rights Committee instituted procedural safeguards so as to prevent the right to self-determination from being the subject of communications. See Ominayak v. Canada, Communication No. 167/1984, Official Records of the General Assembly, forty-fifth session, Supplement No. 40 (A/45/40), vol. II, annex IX, section A at 1-30.

[2] Asbjّrn Eide, "Realisation of Social and Economic Rights. The Minimum Threshold Approach", International Commission of Jurists The Review 1989, Issue 43, 40, 1989, p. 43. See also Maastricht Guidelines on Violations of Economic Social and Cultural Rights, January 1997, para. 6.

[3] Ibid., (Eide) at 42.

[4] The Maastricht Guidelines on Violations of Economic, Social and Cultural Rights, para. 6. See also Committee on Economic, Social and Cultural Rights, General Comment 12, United Nations document reference,

E/C.12/1999/5, para. 15.

[5] Inter-American Institute of Human Rights, Optional Protocol, Convention on the Elimination of all Forms of Discrimination against Women, Costa Rica: 2000 at 71-72. An Optional Protocol to the ICESCR inquiry procedure could be modelled after either Article 20 of the Convention Against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment or Article 8 of the Optional Protocol to the Convention on the Elimination of all Forms of Discrimination against Women, both of which authorise inquiry procedures in prescribed situations.

[6] Nowak, M., "The Need for an Optional Protocol to the International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights" in International Commission of Jurists, The Review: Economic, Social and Cultural Rights and the Role of Lawyers, France: 1995 at 160. Limiting standing/ability to initiate complaints under an Optional Protocol to the ICESCR to individuals would be to prevent to deprive all groups and legal entities including trade unions, educative associations, social groups and cultural minorities from the benefits associated with this instrument.

[7] Providing standing to individuals and organisations to initiate complaints on behalf of individual and group victims of State party ICESCR rights violations follows the precedents of Article 2 of the Optional Protocol to the Convention on the Elimination of all Forms of Discrimination against Women which states ?Where a communication is submitted on behalf of individuals or groups of individuals, this shall be with their consent unless the author can justify acting on their behalf without such consent?, Article 22 of the Convention Against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment and Article 77 of the International Convention on the Protection of the Rights of All Migrant Workers and Members of their Families.

[8] Supra (Arambulo), note 1 at 223, 233-4. Through the practice of the United Nations Human Rights Committee, communications submitted on behalf of victims of State party ICCPR violations have been accepted.

[9] Supra note 3 at 43. See also supra note 4 at 161.[10] Article 17 of the Optional Protocol to the Convention on the Elimination of all Forms of Discrimination against Women explicitly states ?No reservations to this Protocol may be permitted?

[11] The United Nations Division for the Advancement of Women Department of Economic and Social Affairs, The Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination Against Women, The Optional Protocol: Text and Materials, United Nations: 2000, at 49-50. See also supra, note 3 at 98-99. See also supra note 1 at 236.

[12] For example, housing, education, food and development.

[13] See the work of P. Alston, K. Arambulo, M. Craven, A. Eide, D. Harris, P. Hunt, S. Liebenberg, B. Porter, E. Riedel, M. Scheinin and F. van Hoof, to name but a few.

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Umberto Melotti

Centro Studi Terzo Mondo

via G.B. Morgagni 39 - 20129 Milano

tel. 0229409031 / 330687855

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Antun Blazevic

via delle Ceramiche 9

00167 Roma

Associazione Culturale Rom

DROMOMANIA

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Democrazia Popolare

Michele Capuano

Associazione Internazionale di Amicizia e Solidarietà con i Popoli

Comitato di solidarietà con Cuba "Fabio Di Celmo"

presidente Ines Venturi

Casa dei popoli, Roma, viale Irpinia 50 - 00177

telefax.062752439

Mario Contini Junior

Mediatore Interculturale

sportello InformaImmigrati - Nettuno (RM)

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Silvia Pacurar Soc. Coop. Sociale Integrata a r.l.

"Speranza

SEDE : Via Bragaccio, 4 - 00049, Velletri (RM)

TEL : 06.963.29.26 ; Cell. : 339/59.67.283

E - mail : pacurarsilvia@tiscali.it

 

ANGELA BERNARDINI - FP CGIL ROMA SUD - VIA DELLE CERAMICHE 9 - 00167 ROMA

Mellini Lalla

presidente associazione "LE DONNE SCELGONO"

Via Napoli, 65 00184 ROMA

from Nadia Scardeoni:

http://www.edscuola.it/interlinea.html http://wcitizen.splinder.it/ NO alla guerra, SI alla pace http://ubuntu.splinder.it/

Aderisco con molto piacere a questa importante iniziativa.

Cordialmente,

Katia Miranda-Saleme

ex funzionario UNIC Rome

Via Annia Faustina 20, Int. 7, Roma

E-mail: k.miranda@onuitalia.it

Silvia Ferrero

Goldsmiths College, University of London

88 Greenway Close

N11 3NT London, UK

Patrizia Di Caccamo

COI ( Cooperazione Odontoiatrica Internazionale)

patrizia.dicaccamo@tin.it

Carlo Bracci

Medici Contro la Tortura

Roma

c.bracci@tin.it

Christopher Hein

Consiglio Italiano Rifugiati

Roma

c.hein@tiscali.it

Gina Di Liegro

Fondazione Luigi Di Liegro

Roma

Fondazione.diliegro@tiscali.it luigina.diliegro@libero.it

Dragan Trajkovic

Associazione Amicizia tra Rom e Gagè

Roma

Arg-romgage@libero.it

Aldo Morrone

Istituto Dermosifilopatico San Gallicano IRCCS

Roma

Morrone@ifo.it

Luigino Beltrami

Una Penna per la Pace

Bergamo

Luigino.beltrami@poste.it

 

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