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ONU: ITALIA SOTTO ESAME PER DIRITTI SOCIO-ECONOMICI - ONG PRESENTANO RAPPORTO DENUNCIA E CHIEDONO PROGRESSI

   (ANSA) - GINEVRA, 8 NOV - Dal diritto all'alloggio negato per causa di sfratto alle carenze del sistema sanitario, dal mancato insegnamento obbligatorio dei diritti umani nelle scuole alle condizioni critiche in cui vivono molti immigrati, richiedenti asilo o rom. Invitate a prendere la parola oggi all'Onu, le organizzazioni non governative (Ong) e le associazioni italiane,

numerose, non sono state tenere con l'Italia, di cui hanno denunciato le ''inadempienze''.

   Ad ascoltarle, i 17 esperti del Comitato dell'Onu incaricato di vegliare al rispetto del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966 da parte dei 150 Paesi che vi hanno aderito. Tra questi l'Italia. Oggi la parola spettava alle ong: per l'occasione, riunite nel 'Comitato per la promozione e la protezione dei diritti umani', ben 48 organizzazioni italiane avevano elaborato un vero e proprio 'rapporto' sul caso Italia, supplementare a quello del governo italiano. E' la prima volta che questo succede.

   In Italia - ha affermato Carola Carazzone del Vis

(Volontariato internazionale dello sviluppo), presentando il documento a nome del Comitato - i diritti economici, sociali e culturali sono ''ancora considerati diritti deboli, di secondo  rango''. Inoltre, ''troppo spesso i Paesi sviluppati, e l'Italia tra questi, presumono di garantire gia' i diritti umani e le liberta' fondamentali e di potersi astenere dal rafforzarne ulteriormente la promozione e la protezione o, addirittura, dal rispettare nuovi o anche vecchi obblighi sottoscritti a livello internazionale''. Invece ''l' Italia, come qualunque altro Stato, non e' immune dal rischio ne' di violare i diritti fondamentali ne' di non prevenirne le violazioni''. Il Comitato, ha spiegato Carazzone, ha quindi chiesto all'Italia, unico Paese

europeo a non averlo ancora fatto, di rispettare una risoluzione approvata dall'Onu nel 1993 e di dotarsi di una Istituzione  indipendente per promuovere e proteggere i diritti umani.

Inoltre, secondo la denuncia delle ong, l'Italia e'

''inadempiente nell'educazione ai diritti umani che non e' ne' materia obbligatoria di studio della scuola ell'obbligo e della scuola superiore ne', tanto meno, e' presente a livello  universitario o nelle scuole di specializzazione per avvocati e magistrati''.

   Angela Orti, di Msf (Medici senza frontiere), ha descritto  gli esperti la spesso ''drammatica'' situazione dell'accoglienza dei richiedenti di asilo in Italia e ha criticato i ''molti casi di espulsione e diniego del rilascio del permesso  di soggiorno nei confronti dei cittadini stranieri'' affetti da gravi malattie quali l'aids o il cancro.

   Non solo gli stranieri, ma anche gli italiani sono

discriminati nell'accesso ai servizi sanitari: recenti analisi hanno evidenziato che le persone di livello socioeconomico  inferiore hanno, a parita' di bisogno reale e di gravita' di malattia, minori probabilita' di ricevere cure efficaci ed appropriate, ha detto Luigi Toma, sempre a nome del Comitato.

   Molto ascoltato anche l'intervento dell'Unione inquilini, che ha denunciato tra l'altro le ''gravi lesioni del diritto alla casa prodotte dagli sfratti di oltre 200mila famiglie senza nessuna realistica possibilita' di altro alloggio e la discriminazione dei cittadini immigrati''.

   I rappresentanti del governo italiano non hanno oggi potuto rispondere alle 'accuse'; saranno ascoltati dai membri del Comitato la settimana prossima. Poi le conclusioni degli esperti saranno rese note a fine sessione (26 novembre). Nel frattempo,

la coalizione di Ong ha gia' reso note le sue raccomandazioni all'Italia: oltre alla creazione di un'Istituzione per i diritti umani, il Comitato chiede all'Italia di adottare una strategia

''integrata e di lungo periodo'' sui diritti umani e di

sostenere l'approvazione di un Protocollo Opzionale al Patto del 1966 che consenta, in caso di violazione, i ricorsi individuali al Comitato di Ginevra. Dovrebbe anche adeguarsi alle norme della Sottocommissione dell'Onu sulla responsabilita' legale,

non solamente sociale, delle imprese in materia di violazione dei diritti umani. Infine - fanno notare le ong in un comunicato - il Governo italiano non si e' ancora pronunciato sull'  effettivo riconoscimento e la piena realizzazione del diritto allo sviluppo umano delle persone, delle comunita', dei popoli e

dei paesi impoveriti e, in particolare, non ha dato avvio alla  riforma della cooperazione allo sviluppo.

   Nel corso dell'attuale sessione (8-26 novembre), il Comitato dell'Onu per i diritti economici, sociali e culturali oltre all'Italia esaminera' le situazioni di Malta, Danimarca,  Azerbaijan e Cile. Per l'Italia si tratta del quarto rapporto periodico al Comitato.  (ANSA).

 

     XBV

08-NOV-04 19:21 NNNN

 

Roma: venditore di "Terre di mezzo" accoltellato

a Largo di Torre Argentina.

Il giornale denuncia l'aggressione razzista

 

"Terre di mezzo", il giornale di strada, denuncia la sanguinosa aggressione subita domenica 9 gennaio, nel pomeriggio, da C.K. venditore del giornale, in pieno centro a Roma. Una coltellata inferta dopo un diverbio a sfondo razzista, in cui C.K. ha avuto la sola colpa di far valere civilmente le sue ragioni.

 

"Un'aggressione che a nostro avviso ha caratteristiche di razzismo e intolleranza molto gravi - dice Carlo Giorgi, direttore di Terre di mezzo -, un episodio che ci aspettiamo sia stigmatizzato e condannato con forza anche dalle autorità cittadine. I nostri venditori lavorano da anni sulle strade di Roma, Milano, Genova, Trieste e di diverse altre città italiane. Il loro è un lavoro legale, previsto dalla legge sull'editoria (decr. leg. n.170, 24.4.2001) e chi lo sceglie spesso lo preferisce ad altre forme di ambulantato invece irregolari. Terre di mezzo è uno strumento concreto di lotta alla povertà e di maggiore integrazione per gli stranieri. Anche per questo è tanto più grave l'episodio capitato a C.K".

 

L'aggressione avviene domenica 9, alle ore 18 circa, davanti alla libreria Feltrinelli, a Largo di Torre Argentina, in pieno centro. Mentre C.K. sta vendendo libri e giornali assieme ad alcuni connazionali, un uomo dall'età apparente di 30 anni, jeans e giubbotto, comincia ad apostrofare i venditori di strada: "Sporchi negri tornatevene a casa vostra". C.K reagisce dicendo: "Come ti permetti di dire così?". Il tizio gli si avvicina  estrae un coltello a serramanico e lo affonda nella coscia sinistra di C.K. che cade a terra chiedendo aiuto. L'aggressore fugge, inseguito solo da altri venditori, i quali (molto più avanti, quasi a campo de' fiori) lo sentono chiamare da un motorino "dai vieni salta su". La Polizia, sopraggiunta su segnalazione dei passanti, accompagna C.K. all'ospedale S. Spirito. Il referto medico del 9.1 ore 18.36 recita: "ferita da taglio su coscia sinistra laterale; medicazione, sutura e prescrizione terapia antibiotica. 10gg di prognosi, medicazioni periodiche in ospedale". C.K ha sporto denuncia-querela al Commissariato RM1 Trevi-Campo Marzio e in data 10.1 alle ore 16.20.

 

Si uniscono alla denuncia di "Terre di mezzo" ed esprimono solidarietà ai vendori del giornale: Acli, Arci Roma, Caritas italiana, Casa dei diritti sociali, Centro Astalli, ass. Chiama l¹Africa, Cir (Consiglio italiano per i rifugiati), Cipax (Centro interconfessionale per la pace), Cser (Centro studi smigrazione Roma), Fondazione Don Luigi Di Liegro, ass. Giufà,  ass. Insieme nelle Terre di mezzo, Opera nomadi, Rivista del Volontariato, Sinnos Editrice, Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) Lazio

  

Per maggiori informazioni: Terre di mezzo, Carlo Giorgi, tel.02-48.95.30.31. cell.347-81.01.823.

Sabina Eleonori, cell.333-39.39.193.

 
 

ONU: ITALIA A COMITATO DIRITTI ECONOMICI, SOCIALI E CULTURAL

IN TUTTO SESSIONE ESAMINERA' CINQUE PAESI

(ANSA) -GINEVRA, 08 NOV - Riuniti da oggi a Ginevra, gli esperti di un Comitato delle Nazioni Unite esamineranno nei prossimi giorni la situazione in Italia, uno dei cinque Paesi chiamati a presentare nel corso dell'attuale sessione una relazione sull'applicazione del Patto internazionale sui diritti sociali, economici e culturali del 1966 .

Quest'anno ''per la prima volta, in risposta alla relazione

ufficiale del governo italiano, le organizzazioni non

governative (Ong) italiane faranno sentire la loro voce

presentando un rapporto supplementare che denuncia le inadempienze del Governo italiano.

Il rapporto - afferma un comunicato del Comitato di Ong - e' stato redatto dal Comitato per i diritti umani che riunisce circa 50 delle principali Ong e associazioni attive in Italia''.

L'audizione delle ong da parte del Comitato dell'Onu per i diritti economici, sociali e culturali e' prevista in giornata.

Oltre all'Italia, gli altri Paesi chiamati a riferire nel

corso della sessione sono Malta, Danimarca, Azerbaijan e Cile.

Il Comitato delle Nazioni Unite e' stato creato nel 1985 per sorvegliare l'attuazione delle disposizioni del Patto del 1966 da parte dei 150 Stati che vi hanno aderito.

L'''esame'' cui sono regolarmente sottoposti i Paesi

firmatari riguarda le misure prese ed i progressi compiuti per la realizzazione dei diritti riconosciuti dal Patto e le difficolta' che impediscono agli Stati di rispettarli pienamenti. Il Patto riconosce tra l'altro il diritto ad un lavoro in condizioni giuste e favorevoli, il diritto all'educazione, quello alla protezione sociale e ad un livello di vita sufficiente.

Il Comitato delle Nazioni Unite e' composto da 17 esperti indipendenti. L'attuale sessione si concludera' il 26 novembre con la pubblicazione delle osservazioni finali.

(ANSA).

XBV

08-NOV-04 12:02 NNNN

 

DIRITTI UMANI: VIS, ITALIA INADEMPIENTE OBBLIGHI ONU =

(ASCA) - Ginevra, 8 nov - Un network di 48 ONG ed associazioni italiane presenta per la prima volta, in risposta alla relazione del Governo sull'attuazione del Patto internazionale sui diritti sociali, economici e culturali, un Rapporto supplementare che denuncia le inadempienze del nostro Paese. La presentazione e' stata compiuta oggi a Ginevra, durante i lavori della 33esima Sessione del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali il Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani.

Quattro - si legge in un comunicato - sono le questioni

fondamentali che il rapporto delle ONG porta all'attenzione del Comitato ONU: l'Italia, in violazione della Risoluzione 48/134 e' l'unico Paese europeo a non aver ancora costituito un'Istituzione indipendente per promuovere e proteggere i diritti umani ed, in violazione degli impegni assunti con la Raccomandazione Finale di Vienna 1993, non ha avviato una strategia integrata e di lungo periodo su tale questione. Il nostro Paese e' inottemperante nell'educazione ai diritti umani che non e' ne' materia obbligatoria di studio della scuola dell'obbligo e della scuola superiore ne', tanto meno,

e' presente a livello universitario o nelle scuole di

specializzazione per avvocati e magistrati.

res-rg/cam/ss (segue)

081436 NOV 04

NNNN

 

DIRITTI UMANI: VIS, ITALIA INADEMPIENTE OBBLIGHI ONU (2) =

(ASCA) - Ginevra, 8 nov - L'Italia dovrebbe sostenere

l'approvazione di un Protocollo Opzionale al Patto

internazionale sui diritti economici, sociali e culturali che

consenta, in caso di violazione, i ricorsi individuali al

Comitato di Ginevra e dovrebbe adeguarsi alle norme della Sottocommissione delle Nazioni Unite, 13 agosto 2003, che introduce la responsabilita' legale, non solamente sociale, delle imprese in materia di violazione dei diritti umani.

Inoltre, il Governo italiano non si e' ancora pronunciato

sull'effettivo riconoscimento e la piena realizzazione del

diritto allo sviluppo umano delle persone, delle comunita',

dei popoli e dei paesi impoveriti e, in particolare, non ha

dato avvio alla riforma della cooperazione allo sviluppo.

''Il documento che oggi presenteremo a Ginevra - ha

ribadito Carola Carazzone responsabile per i Diritti Umani

del VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo - e'

molto importante in quanto nato da un processo di

discussione, aggregazione e crescita del non profit italiano sulle questioni piu' attuali inerenti, tra gli altri, i

diritti alla salute, all'educazione, i diritti dei migranti e

richiedenti asilo. Ma non solo, le ONG vuole sottoporre al

Comitato ONU uno spunto di riflessione su alcune questioni particolarmente considerevoli per l'Italia in materia di promozione e protezione dei diritti economici, sociali e culturali, per le quali come ONG in questi anni abbiamo maturato un'attenzione ed una competenza rilevanti''. A seguire l'intervento di Carola Carazzone 4 statement di approfondimento: la necessita' della costituzione dell'Istituzione indipendente per i diritti umani di Vanna Palumbo, Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani; i diritti economici, sociali e culturali dei migranti di Massimo Pastore, ASGI - Associazione Studi Giuridici Immigrazione; la situazione dell'accoglienza dei richiedenti asilo in Italia di Angela Oriti, MSF - Medici senza Frontiere Italia; l'equita' del diritto alla salute di Luigi Toma, Istituto Internazionale Scienze Mediche Antropologiche e Sociali.

res-rg/cam/ss

081436 NOV 04

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IMMIGRAZIONE: CIR, A LAMPEDUSA VIOLATA ANCHE LA BOSSI-FINI - C'E' ACCORDO SEGRETO CON LIBIA PER RIAMMISSIONE ?

 

   (ANSA) - ROMA, 4 OTT - A Lampedusa non solo e' stato violato il diritto di richiesta di asilo ma anche la legge Bossi-Fini.

Lo afferma Christopher Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) che ipotizza l'esistenza di un possibile accordo segreto fra Italia e Libia sulla riammissione dei clandestini.

   ''Il respingimento collettivo di centinaia di cittadini

africani verso la Libia - spiega Hein - costituisce una netta violazione del diritto di richiesta di asilo, diritto consacrato nella dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. E' inoltre violato l'art. 19 della legge Bossi-Fini che prevede obbligatoriamente che la Questura valuti caso per caso, e prima che lo straniero venga respinto, se la persona rischi di subire persecuzioni. Come avviene questa valutazione e chi la conduce?

- si chiede Hein - Quali garanzie esistono in Libia, paese non firmatario della Convenzione di Ginevra, che le persone non siano rimpatriate forzatamente?''.

   Il Cir sottolinea che il regolamento di attuazione della

Bossi-Fini, approvato un mese fa dal Consiglio dei ministri, fa obbligo di consegnare a mano, persona per persona, il provvedimento di respingimento con l'indicazione della possibilita' di ricorso: ''E' stata rispettata questa norma in questi giorni a Lampedusa?''.

   Il Cir, quindi, ritiene: ''tutto lascia pensare che ci sia un accordo segreto di riammissione con la Libia, accordo del quale non si e' mai parlato e che tanto meno e' stato ratificato dal Parlamento italiano''. Inoltre, con questa ''azione poliziesca l'Italia esce dalla concertazione europea. Solo tre giorni fa  all'Aja, i ministri dell'Ue hanno sottolineato l'importanza

della protezione dell'asilo nei futuri rapporti con i paesi nord africani, innanzitutto la Libia''. Il Cir afferma inoltre che ''un gran numero di stranieri arrivati in questi giorni, come peraltro in questi ultimi mesi, proviene da paesi dell'Africa sub-sahariana, paesi con gravi conflitti interni e dove i diritti elementari della persona non vengono rispettati''.

(ANSA).

 

     MAS

04-OTT-04 16:04 NNNN

 

IMMIGRATI: ARCI, DA GOVERNO ITALIANO ATTI DI DEPORTAZIONE =

 

(ASCA) - Roma, 4 ott - ''L'Europa e l'Italia rispondono alla domanda di protezione e accoglienza di migliaia di uomini e donne in fuga da guerre, persecuzioni e poverta' non facendoli neppure avvicinare alle  frontiere e bloccandoli prima''. A criticare gli ultimi rimpatri da Lampedusa e la politica adottata dal governo in campo di immigrazione e' l'Arci che parla di ''deportazioni'' chiedendo ''una svolta alle politiche repressive e proibizioniste del governo in tema di immigrazione''.    ''L'accordo siglato tra il nostro governo e la Libia - ha dichiarato oggi Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell'Arci - apre la strada ad una politica cinica che tende a separare gli interventi che restringono le liberta' per gli stranieri dagli strumenti di garanzia previsti dalla nostra Costituzione e dalle leggi, per quanto contradditorie''.

   L'associazione chiede, invece l'apertura immediata di ''corridoi umanitari e canali di ingresso legali''.

 

gc/mcc/alf

041636 OTT 04 

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Resoconto della Rete Antirazzista Siciliana

 

La giornata delle deportazioni: mattina del 6 ottobre 2004-10-06

 

Siamo in cinque della rete antirazzista siciliana

insieme a Lillo Miccichè, deputato regionale dei

Verdi.

 

Arriviamo alle nove del mattino a Lampedusa. Il

panorama è surreale: l'isola è militarizzata. Ovunque

jeep militari, polizia, carabinieri. Andiamo

all'aeroporto che è adiacente al Centro di detenzione

per migranti, ma prima passiamo da un bar, dove la

gente parla ancora del concerto di Claudio Baglioni,

come se nulla fosse.

Dalle vetrate dell'aeroporto si vede un pezzo del

cortile del campo dove sono trattenuti i migranti. Il

sole è a picco, fa un caldo estivo. Li vediamo lì

fuori nel cortile (probabilmente perché i capannoni

del campo straripano), ammassati sotto l'unico filo

d'ombra disponibile, attaccati ai muri.

.Ci guardiamo intorno e non c'è nessuno, la RAI è

ripartita con la stessa nave con cui noi siamo

arrivati, e di parlamentari, ovviamente, neanche a

parlarne.

 

Alle 12 e 20 atterra un cargo militare, solo il primo

dei quattro arrivati nell'arco della giornata.

Alessandra e Ilaria, due di noi, riescono a

raggiungere una terrazza da cui si può vedere tutto il

cortile del campo. Ci sono tre gruppi di uomini, per

ognuno circa 50 persone. Quelli del gruppo più vicino

al cancello vengono fatti mettere in fila contro il

muro. Probabilmente stanno iniziando ad ammanettarli.

Lillo Miccichè aveva chiesto di entrare al campo già

ieri e questa mattina. Gli hanno accordato il permesso

solo per oggi pomeriggio alle 5. Facile capire perché.

Infatti iniziano ad arrivare anche gli altri aerei:

tutti C130 dell'aeronautica militare. Alle 12:45

iniziano gli imbarchi.

Dal centro si viene caricati direttamente sull'aereo,

c'è una distanza di soli 40 metri. Ma il trasporto

degli uomini dal cancello del campo all'aereo ha tutte

le modalità di una deportazione. In fila per due

scortati da uomini in borghese con guanti e

mascherine, da donne sorridenti vestite di azzuro

(operatrici della Misericordia?), carabinieri e

soldati in tuta mimetica,

In fila per due. I polsi legati da corde di plastica, trascinati quasi di corsa a gruppi di venti. Noi siamo cinque. Solo cinque. Dove sono i parlamentari? Dove sono coloro i quali avrebbero il dovere di opporsi a tutto questo? Lillo Miccichè inizia a urlare. Grida che questo è un crimine,

che si stanno violando tutte le leggi nazionali ed internazionali, cerca di forzare il cordone dei carabinieri per arrivare sulla pista. Ovviamente viene spintonato e buttato a terra. Urliamo anche noi: vergogna! C'è il

nostro striscione: NO AI LAGER, NO ALLE DEPORTAZIONI. Ilaria parla arabo, e scrive su un cartello Hurria, libertà in arabo. I carabinieri le intimano di

metterlo via. Non si può comunicare con i deportati, e, addirittura, scomodano l'interprete arabo della misericordia per accertarsi che sul cartello non ci siano scritti messaggi sovversivi o insulti. Le nostre voci

sono coperte dal rombo dei motori degli aerei, i deportati non possono sentirci anche se ci vedono attraverso i vetri. Niente. Non possiamo fare niente. Ne hanno portati via circa 400, più o meno 100 per aereo. Nessuno

dice per dove. Alle 15 sono tutti partiti. Il centro ora è quasi tornato alla normalità: "solo" 200 "ospiti". Andiamo via anche noi, cerchiamo di riprendere fiato, di trovare un modo per sopportare ciò che abbiamo visto.

Dobbiamo attendere le 17, quando finalmente Miccichè potrà accedere al centro. A un bar incontriamo due poliziotti che si fermano a parlare con

noi. Ci dicono testualmente che ne hanno "stivati" da 65 a 70 per cargo, ma soprattutto ci dicono che sono stanchi. Sono stremati perché nel pomeriggio

di ieri uno degli "ospiti" del centro ha tentato di impiccarsi e loro hanno persino dovuto salvargli la vita. Non capiscono il perché di questo gesto, loro li trattano così bene. gli danno persino l'acqua e le sigarette. Quando

chiediamo loro perché li ammanettano per fare 40 metri, ci rispondono che basta guardarli in faccia questi clandestini per capire che sono pericolosi e non hanno rispetto di niente. Quante cose le nostre forze dell'ordine

capiscono dai visi di questi migranti: da dove vengono, se sono o meno dei rifugiati, se sono buoni o se sono delinquenti, se sono palestinesi, iracheni o libici. Caspita che bravi. tutto dai tratti somatici. In base a

questo, solo in base a questo sono avvenute le deportazioni di questi giorni, nell'indifferenza di un paese intero, nella contentezza degli abitanti di quest' isola in cui persino i bambini ci dicono che i clandestini devono annegare nelle fogne.

 

L'ingresso al CPT di Lampedusa. Pomeriggio del 6

Ottobre 2004:

 

Entrano al Centro di Lampedusa, il Deputato Regionale

dei Verdi Lillo Miccichè, e Ilaria da Palermo

(Laboratorio Zeta) per la Rete Antirazzista Siciliana,

come interprete di lingua araba e inglese. Un doppio

cancello. Il primo li fa accedere, costeggiando la

postazione delle forze di sicurezza, carabinieri e

polizia, al secondo: l'ingresso alla zona del lager

vero e proprio.

Li investe un odore acre di immondizia, circa trenta

sacchi celesti accatastati tra il cancello e uno dei

container che fungono da dormitorio. Sono accompagnati

e accolti da un capitano dei carabinieri, da

carabinieri in tenuta antisommossa leggera, in tuta

anfibi e manganelli, da poliziotti, da qualcuno in

borghese, e dall'interprete di lingua araba del Campo.

Una "scorta" di dieci, a tratti quindici persone.

Vengono subito presentati a tale signor Scalia,

direttore del Campo per la Misericordia di Palermo,

che li colpisce per la situazione grottesca che

incarna: ha indosso una maglietta rosanero del Palermo

"Voliamo in serie A". Si incamminano, fanno i primi

dieci passi tra due container dormitorio, e mentre il

signor Scalia parla loro, incontrano le facce degli

uomini che stanno trattenuti lì dentro, appoggiati

alle pareti gialle di alluminio. Li scrutano, e mentre

li guardano negli occhi, dopo quei primi dieci passi

si accorgono di quell'odore che li accompagnerà per

tutta la loro visita al campo: merda, piscio,

spazzatura. Non possono più guardare le facce e gli

occhi di quegli uomini: l'odore è nauseabondo, e si

concentrano per capire da dove provenga. Vedono rivoli

di liquami che scorrono tra gli spazi che circondano i

quattro container-dormitorio, la mensa e i servizi

igienici: è una fogna a cielo aperto. Il signor Scalia

dice all'onorevole e all'interprete che quei liquami

sono solo acqua, racconta che sei volte al giorno, in

questa situazione di emergenza, hanno fatto spurgare i

pozzi.

Ma quell'acqua puzza. Tutto puzza.

Scalia mostra i tubi per lo spurgo, e un piccolo

corridoio di asfalto pieno di immondizia sparsa per

terra. Inizia poi a parlare di numeri: 1200 "ospiti"

fino a lunedì, che dormivano ovunque: nei container,

nella mensa, nei cortili a cielo aperto. Parla poi

degli imbarchi: oltre quelli imbarcati il 4 ottobre

per la Libia e per Crotone, altri 99, stamattina

presto, per porto Empedocle, e 372 stivati in quattro

c130 dell'aeronautica militare. L'onorevole e

l'interprete svoltano di 180 gradi sull'altro

corridoio di asfalto. Incontrano i servizi igienici.

La porta deve restare aperta. Gente che piscia

all'interno, e loro la vedono. Cominciano a guardare

dentro i container dormitorio, lunghi circa 20 metri e

pieni di due file di letti a castello. Giacigli di

gomma piuma gialla, a volte senza niente sopra, a

volte con piccole coperte di lana. Basta, niente

altro. Il signor Scalia continua a parlare.

L'onorevole gli chiede quale sia la procedura adottata

con i migranti appena arrivati al campo. Scalia

risponde, con voce incerta, quasi a singhiozzi, che

vengono raccolti nome, cognome, nazionalità, data di

nascita e luogo di provenienza. Poi viene loro

chiesto, dopo avergli letto i diritti, se vogliono

fare richiesta di asilo in Italia. L'onorevole e

Ilaria smettono di ascoltare e chiedono di entrare

dentro i container e parlare con gli "ospiti".

Incontrano per primi tre africani neri. L'onorevole si presenta, comunica ai tre uomini perché si trova lì. Loro si sciolgono in un sorriso nervoso e un po' timido. Iniziano a rispondere alle domande. Si parla in inglese. Al

campo non esiste un interprete di inglese e i carabinieri non comprendono questa lingua, quindi la conversazione è tranquilla: solo l'onorevole, Ilaria e i tre uomini. Sono nigeriani e stanno male. Non si sono potuti

lavare, sono arrivati malati. Sono spaventati. Con loro, il 3 ottobre, erano arrivati anche due bambini con loro padre, ma lunedì li hanno portati via, non sanno dove. Ilaria gli chiede se gli è stata comunicata la possibilità

di chiedere asilo politico. Rispondono di no, e che non hanno neppure avuto l'opportunità di chiederlo loro stessi. Dichiarano di volere fare la richiesta. Ilaria la scrive in italiano, loro in inglese. Queste tre richieste di asilo sono già state inviate via fax agli uffici dell'ACNUR, a

Roma. Miccichè e Ilaria si rivolgono poi a un gruppo di 15 uomini che parlano in arabo. Vengono dalla Tunisia, dal Marocco, c'è un uomo di 70 anni che viene dalla Palestina. L'interprete di arabo della Misericordia che

gestisce il centro è lì con loro. I due delegati si accorgono subito che la conversazione che stanno per affrontare sarà diversa dalla precedente.

Davanti all'interprete i migranti dichiarano che nel campo va tutto bene, che tutti sono gentili con loro e che non hanno bisogno di niente. Chiedono solo di poter lavorare. L'onorevole spiega anche a loro perché è li. Poi si

allontana, insieme alle forze di sicurezza, per visitare il posto di polizia che dovrebbe raccogliere le identificazioni e le richieste di asilo, ma scopre che tale ufficio è completamente inutilizzato da mesi.

Nel container rimane Ilaria affiancata dall'interprete

del campo. Spiega ai migranti che quello che sta

accadendo in questi giorni al centro e il centro

stesso sono una palese violazione dei diritti umani,

che gli uomini che escono dal centro vengono spediti

non si sa dove, a volte a Crotone, o ad Agrigento, o

in Libia. Ilaria vede che l'interprete si allontana in

fretta e subito dopo torna con le forze dell'ordine e l'Onorevole, a cui viene subito intimato dal capitano dei carabinieri di non dichiarare che alcuni dei migranti sono stati deportati in Libia. In assenza di Ilaria l'interprete del centro riferisce al capitano che l'attivista della rete ha

detto cose che in realtà non sono mai uscite dalla sua bocca, e infatti poi le ritratta davanti a lei. Comincia l'operazione "psicosi da rivolta".

Sembra una pratica standard: Il capitano e il direttore del centro iniziano a gridare insieme agli altri carabinieri e poliziotti invitando l'onorevole e Ilaria a uscire. "ecco, avete visto cosa avete fatto. Ora uscite.presto

succederà qualcosa". I migranti in realtà sono tranquillissimi. Miccichè non batte ciglio e chiede di continuare la visita nel campo e invita 4 uomini

trattenuti lì, provenienti da paesi diversi, a parlare con lui fuori dal primo cancello. Scortati dagli operatori della misericordia, ancora dall'interprete del campo, e dai carabinieri, l'onorevole riesce a bloccare l'operazione psicosi. Parla coi 4 uomini e si fa raccontare le loro storie.

Dice loro ciò che farà quando sarà fuori di lì: racconterà quanto siano difficili le condizioni dei paesi di provenienza di chi è trattenuto al centro e si batterà perché escano tutti da lì e possano circolare liberamente in Italia. Una conversazione bella, serena, conclusa in un applauso. Gli altri migranti, ammassati contro la recinzione applaudono i loro 4 rappresentanti, salutano, rimangono lì.

 

ICS news asilo

6 luglio 2004

 

www.icsitalia.org

migrazioni@icsitalia.org

 

Cittadini stranieri bloccati in acque internazionali

 

Il mercantile tedesco "Cap Anamur" bloccato dal 1 luglio in acque internazionali con a bordo 37 Sudanesi continua a rimanere al largo del Canale di Sicilia senza possibilità, per ora, di attracco in Italia. La situazione dei cittadini stranieri a bordo però è critica.

Il 2 luglio dal porto di Sciacca, è salpata un'imbarcazione con a bordo una delegazione composta da Lillo Micciché (deputato regionale nel Consiglio Regionale della Sicilia), Fulvio Vassallo (ICS), Avv. Anna Loro (ASGI), Emilia Tornatore (Emergency Sicilia) e un videomaker al fine di monitorare la situazione dal punto di vista umanitario.

La preoccupazione è molto alta. Sulla condizione delle persone a bordo, così come sulla possibilità per loro di accedere alla procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato.

Lanciamo dunque un appello promosso in prima persona da Fulvio Vassallo Paleologo che come ICS ha preso parte alla missione del 2 luglio e che sta monitorando direttamente l'evolversi della situazione.

Per aderire all'appello - sia come singoli che come associazioni - potete inviare un messaggio a migrazioni@icsitalia.org , indicando il nome (della persona singola e/o dell'associazione) e il luogo di residenza.

 

APPELLO CAP ANAMUR

La pratica generalizzata dei respingimenti alla frontiera - adesso anche ai limiti delle acque internazionali - vanifica il diritto di asilo previsto dalla Convenzione di Ginevra, dalla Carta di Nizza e dalla Costituzione italiana.

La vicenda ancora in corso della nave tedesca Cap Anamur - carica di profughi sudanesi salvati in mare, bloccata al largo delle coste siciliane ed alla quale viene negato persino il diritto di attraccare in un porto italiano - dimostra ancora una volta come le autorità italiane considerino i profughi, potenziali richiedenti asilo, come immigrati clandestini da criminalizzare o, peggio, come possibili terroristi.

Quanto avviene in questi giorni nel Canale di Sicilia, luogo di stragi continue e di esercitazioni militari, è conseguenza diretta dei nuovi accordi di cooperazione e di riammissione, oggetto di direttive all’interno della Unione Europea allargata (anche a Malta e a Cipro) e regolati da intese di vario tipo con i Paesi di transito o di provenienza: del Nord-Africa (come l’Egitto, la Libia, la Tunisia, l’Algeria, il Marocco), dell’Europa orientale (come l’Albania, la Moldavia e l’Ucraina), dell’estremo oriente (come lo Sri-Lanka, il Pakistan o l’Arabia Saudita).

Tutti questi Paesi non garantiscono il riconoscimento effettivo del diritto di asilo previsto dalle Convenzioni internazionali e dalle Costituzioni nazionali.

In base a questi accordi - che sono adesso invocati dal governo italiano per negare l’ingresso della Cap Anamur nelle acque territoriali e per negare il diritto di asilo ai profughi che vi sono imbarcati - si limita drasticamente l’accesso alla procedura d’asilo. Si diffondono procedure sommarie e luoghi di detenzione amministrativa anche per i richiedenti asilo.

Si creano centri di trattenimento forzato per migranti irregolari già nei paesi di transito.

E si inventano anche nuovi centri di detenzione temporanea "galleggianti" in acque internazionali per richiedenti asilo ai quali non si riconosce neppure l’accesso alla procedura.

Luoghi al di fuori del diritto internazionale e del diritto umanitario, come è in questo momento la nave tedesca Cap Anamur a seguito delle decisioni di chiusura assunte dal Governo italiano.

Lo stesso Governo che non è stato ancora capace di fare approvare una normativa organica sull’asilo e la protezione umanitaria, rimandando ancora l’attuazione all’art.10 della Costituzione italiana.

Lo stesso governo che non ha ancora emanato i regolamenti di attuazione della legge Bossi-Fini, affidando esclusivamente alla discrezionalità dell’autorità di polizia la gestione del contrasto dell’immigrazione clandestina e la delicata questione dell’ammissione in procedura dei potenziali richiedenti asilo, costretti all’immigrazione clandestina.

Per tutte queste ragioni chiediamo:

Che sia consentito immediatamente l’attracco della nave Cap Anamur in un porto italiano. E questo per ragioni umanitarie e di diritto internazionale.

Che, come previsto dal regolamento comunitario Dublino II, n.343 del 2003, l’Italia conceda il diritto di asilo ai profughi che sono stati salvati da questa nave.

Che si verifichino in tutti i Paesi di transito (anche nei Paesi di nuova ammissione nella Unione Europea, come Malta) le condizioni di accoglienza e di effettivo accesso alla procedura di tutti i potenziali richiedenti asilo, in fuga da guerre e conflitti etnici

Che il Parlamento italiano approvi al più presto la nuova legge sul diritto di asilo e sul regime di protezione umanitaria, abolendo la detenzione amministrativa dei potenziali richiedenti asilo

Che il Governo italiano sblocchi i lavori della Commissione centrale i cui ritardi costituiscono un'ulteriore negazione sostanziale del diritto di asilo in Italia.

Che - al fine di un più rapido riconoscimento del diritto di asilo o per il rilascio della "raccomandazione" per il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari - la Commissione centrale conduca le audizioni dei richiedenti asilo in sede decentrata, come previsto dall’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 6 settembre 2002.

 

Carissimi,

nell'augurarvi buone ferie, vi mandiamo il link di una importante consultazione aperta dalla Commissione europea a cui crediamo sia importante rispondere (come associazioni e singoli) per bilanciare i commenti di altri con inclinazioni diverse.

Le risposte vanno inviato entro il 31 agosto.

Se potete, fate circolare questo riferimento chiedendo di far conoscere le opinioni dei cittadini e delle ong impegnati nella tutela dei diritti.

E' anche importante leggere i documenti e le proposte della commissione europea in materia di lotta al terrorismo che sono raggiungili dallo stesso sito per comprendere qual'è la visione sottesa all'obiettivo della "creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia", soprattutto dopo l'11 settembre.

 

http://europa.eu.int/yourvoice

/forms/dispatch.jsp?form=327&lang=IT

   

 

COMUNICATO STAMPA

 

Raccogliendo l’iniziativa dei padri Comboniani di Castelvolurno volta a denunciare la drammatica realtà dei Centri Temporanei di Permanenza per i clandestini di passaggio in Italia, alcune organizzazioni romane assieme a diverse realtà immigrate presenti sul territorio, promuovono una giornata di mobilitazione a sostegno della  Campagna contro i Cpt il cui intento e fine ultimo è riuscire non solo a raccontare cosa accade nei Centri,  ma soprattutto tentare di avviare insieme ad altre  città italiane, già impegnate, un cammino comune che ci conduca  alla chiusura degli attuali Cpt e  alla mancata apertura dei nuovi previsti.

Convinti della  legittimità di questa iniziativa che si inserisce all’interno di un più ampio e ambizioso progetto di Pace allargata a tutti gli ambiti sociali, siamo certi che i cittadini romani parteciperanno numerosi.

 

Gruppi promotori aderenti nazionali:

 

Comunità Le Piagge (Firenze), Padri Sacramentini (Caserta), Tam-Tam per Korogocho (Rovereto di Trento), Torino Social Forum  (Torino), Comitato delle Associazioni Per la Pace e i  Diritti Umani (Rovereto-Trento), Todo Cambia (Milano), Rete Antirazzista (Venezia), Medici del Mondo (Firenze), Pax Christi Punto Pace (Roma), Agorà ( Portici-Napoli), Laici Comboniani (Palermo), Missionari Comboniani, Associazione La Pulce ( Venegono Sup-Va), Dipartimento Immigrazione PRC  (Roma),

Centro Sociale Excanapificio (Caserta), Chiesa Libera (Avellino), ARCI (Nuoro), Centro Sociale (Reggio Calabria), Beati i Costruttori di Pace, Naga (Milano), Centro Sociale LeonCavallo (Milano), Associazione 3 Febbraio, Comunità S.Benedetto (Genova) Parrocchia S.Cristina ( Roma), Gruppo Ya Basta (Roma), Gruppo Ciac (Parma), Tavolo Migranti dei Social Forum Italiani, Sincobas Migranti (Livorno), Razzismo Stop nordest, Sportelli degli Invisibili Rete precariato sociale, Mobilitazione (Verona), Commissione Giustizia e Pace della CIMI.

 

 

Gruppi romani aderenti:

 

Vis Roma, PaxChristi, Reorient, (aderenti al nodo romano rete Lilliput), Gim, Acses, Legambiente (Lazio), Bloggers per la Pace, Liblab, Dip. Imm. PRC.

 

 

Per adesioni: info@paxchristiroma.org

 

Perchè abbiamo scelto una giornata tutti insieme

per dire No

ai Centri Temporanei di Permanenza (CPT).

 

Perchè di fronte a scelte politiche e sociali che permettono l'esistenza di luoghi dove si negano agli esseri umani i diritti più elementari, non possiamo continuare a perseguire la logica della prudenza e del male minore.

Perchè non possiamo diventare complici di meccanismi perversi per disinteresse o per ignoranza, ma dobbiamo viceversa impegnarci concretamente perchè lo Stato stesso incontri difficoltà nella gestione dei Centri esistenti e nella costruzione di nuovi.

Perchè tutti gli uomini e le Associazioni che dicono di avere a cuore la dignità umana si facciano operatori di giustizia sociale e promotori di diritti di uguaglianza.

 

 

Per questo saremo in Piazza Campo de' Fiori

 venerdì 18 giugno dalle ore 17

 

per recitare brani di poesia e di prosa, per mimare solitudini che vengono da lontano, ma che vivono ad un passo da noi,  per raccontare a chiunque ci passeggi accanto quali galere siamo stati in grado di pensare e costruire con la presunzione di rispettare la legge.

 

 

 

ICS - Consorzio Italiano di Solidarietà

a nome della Rete Italiana per il Supporto alle Vittime di Tortura

ha il piacere di invitarla

alla presentazione del manuale

"Pensare la violenza: atrocità di massa, tortura e riabilitazione"

venerdì 18 giugno, ore 15.00

ex Hotel Bologna, via di Santa Chiara - Roma

Per accreditarsi inviare un'e-mail a migrazioni@icsitalia.org con nome e cognome

 

Pensare la violenza: atrocità di massa, tortura e riabilitazione

 

La pubblicazione – curata da ICS e dall’associazione Frantz Fanon – è il terzo volume della collana realizzata nell’ambito della Rete Italiana per il Supporto alle Vittime di Tortura.

Il manuale, che raccoglie una ricca collezione di articoli, vuole essere uno strumento pratico per chi nel quotidiano sostiene i percorsi delle vittime di tortura. Allo stesso tempo, vuole essere un’azione di denuncia della tortura stessa: sempre e in qualsiasi luogo essa brutalmente si perpetri.

Denunciare la tortura e sostenere il lungo percorso di riabilitazione delle vittime, per ridare finalmente voce a coloro a quali violentemente è stata sottratta.

Perché, come scrive Benedetto Saraceno - Direttore del Department of Mental Health and Substance Dependence dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – nella bella prefazione al manuale "Questa ‘normalità’ nell’accogliere ogni anormalità e aiutarla ad avere voce, senso e forza contrattuale, è lo straordinario expertise che si deve costruire, generare, perché ancora siamo lungi dall’averla realizzata".

 

SCHEDA DEL MANUALE

Titolo: Pensare la violenza: atrocità di massa, tortura e riabilitazione

 

A cura di ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà e Associazione Frantz Fanon

 

Prefazione di Benedetto Saraceno, Direttore del Department of Mental Health and Substance Dependence dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

 

Articoli di:

Laetitia Atlani, Patricia Foxen, Cécile Rousseau, Derek Summerfield

Roberto Beneduce, Stefania Gavin, Daniela Ottavini, Alessandra Piacentini, Italo Siena, Gianfranco Schiavone, Luigi Toma

 

COMUNICATO STAMPA

 

La rete di 45 associazioni e organizzazioni non governative costituitasi in Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani, nato con l'obiettivo di istituire in questo paese una Commissione indipendente di garanzia per la tutela di tutti i diritti dell'uomo, si unisce a quanti si oppongono all’inaccettabile emendamento votato ieri dalla Camera dei Deputati sul testo che introduce nel nostro ordinamento, il reato di tortura, in base al quale si avrebbe tortura solo in presenza di comportamenti ripetuti più volte. E’ a questo punto essenziale che, dopo tanti anni di attesa, il reato di tortura sia previsto nel nostro ordinamento nel pieno rispetto della definizione contemplata dalla normativa internazionale.

 

Enrico Calamai

COMUNICATO STAMPA

 

IRAQ/TORTURA: AMMETTERE E CHIEDERE SCUSA NON E' SUFFICIENTE

 

Il Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani, nato con l’obiettivo di realizzare nel nostro  Paese una Istituzione indipendente per la tutela di tutti i diritti umani a livello sia di politica interna che di politica internazionale (nelle implicazioni delle alleanze e delle relazioni che l'Italia intrattiene in politica estera), si unisce all’indignazione manifestata dall’opinione pubblica mondiale in relazione a quanto emerso circa la  pratica della tortura nei confronti dei detenuti iracheni, che non può che apparire sistematica e presumibilmente analoga a quanto praticabile su coloro che da ormai più di due anni sono rinchiuse nelle gabbie di Guantanamo bay, senza alcun possibile controllo da parte della comunità internazionale e dei media.

L’Italia non può che essere vista come corresponsabile delle modalità di conduzione delle ostilità in Iraq, in quanto parte integrante della “Coalition Provisional Authority” e tale stato di cose non può che riflettersi negativamente sull'atteggiamento del popolo irakeno nei confronti dei cittadini italiani presenti in Iraq, come la tristissima vicenda degli ostaggi dimostra. Tanto più che le nostre forze armate sono ormai direttamente coinvolte in veri e propri combattimenti, come quelli avvenuti nelle settimane scorse a Nassirya, per il controllo dei ponti, sulle cui vittime civili si attende tuttora chiarezza da parte del Governo italiano.

E’ importante ricordare che il Governo italiano – nulla importa la sua radice politica di destra o di sinistra che sia – ha l’obbligo di affermare e far rispettare dalle proprie forze militari e civili impegnate in Iraq  i combinati disposti della Costituzione italiana e degli strumenti internazionali in materia sia di diritti umani che di diritto internazionale umanitario ratificati dall’Italia, in particolare, la Convenzione di Ginevra, sui prigionieri di guerra.

Gravissima appare in tal senso la procedura della consegna alle altre forze armate della Coalizione dei fermati da parte italiana, prevista a quanto pare da regole di ingaggio, di cui ben poco si conosce. Essa è da considerarsi illecita, in quanto espone i predetti alla evidenziata sistematica pratica di tortura e di trattamento inumano e degradante, in spregio dei valori e delle regole sopra richiamati. E d’altronde il trattamento riservato dai Carabinieri ai quattro sospettati della strage di Nassirya del 12 novembre 2003 – che secondo quanto riportato dalla stampa sarebbe consistito nel tenerli inginocchiati, e quindi senza sonno, per quattro giorni, senza mangiare e senza bere – se confermato rientrerebbe di per sé nella fattispecie della tortura. Al cui proposito, non è possibile non richiamare con indignazione il sinistro emendamento - reato di tortura solo se reiterata -  votato nei giorni scorsi dalla Camera dei Deputati, in relazione al testo di legge per l’introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale.

Nel richiamare quanto più volte fatto presente dalla stampa circa l’esistenza di trattative condotte dai servizi segreti per la liberazione dei tre ostaggi italiani in Iraq, cui si è fatto riferimento sopra, appare evidente che il nostro Governo non poteva che essere al corrente del sistematico ricorso alla pratica della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti da parte delle altre forze della coalizione.

C'è da chiedersi se l’Italia possa prolungare la propria partecipazione in una coalizione che contravviene nella prassi al complesso di normative internazionalmente condivise. In ogni caso, l’operato delle altre forze militari di occupazione non può permettere all’Italia di eludere le proprie responsabilità.

Infine, negli stati democratici e di diritto la verità prima o poi emerge, ma nulla vale chiedere scusa, o dire di non aver saputo o sapere, allorquando determinati comportamenti dovrebbero più semplicemente non avvenire. Ciò che invece è avvenuto, e le numerose denunce ne hanno dimostrano l'atroce sistematicità, richiama ad una precisa responsabilità politica e alla sua censura morale, nonché, all'individuazione e punizione dei responsabili.

 

 Il Portavoce

Enrico Calamai

 

Roma, 11 maggio 2004

 

IRAQ/TORTURA:

 

IL DIBATTITO IN PARLAMENTO

 

12.05.2004 CAMERA DEI DEPUTATI

12.05.2004 SENATO DELLA REPUBBLICA

 

I PRECEDENTI ...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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